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VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
26 febbraio 2017

Gesù ci invita a fare una scelta. Egli lo fa spesso con un vigore estremo. Noi abbiamo capito bene che il regno di Dio è
incompatibile con il regno del denaro. In quel regno non si vende nulla. La vita è gratuita, come l’aria, come l’acqua (Is 55,1; Ap 21,6), l’acqua soprattutto, senza la quale non c’è vita. E colui che ha ricevuto gratuitamente, deve dare gratuitamente (Mt 10,8).
In questo regno, invece, tutto si compra. La prudenza raccomanda di essere previdenti e rapaci. Bisogna preparare l’avvenire, poiché è incerto. Ma l’avvenire ci sfugge. Esso appartiene a Dio. Fare la scelta del regno di Dio, scegliere di servire Dio escludendo ogni altro padrone, significa anche rimettersi a lui per l’avvenire: avere fede in Dio, al punto di non preoccuparsi per l’avvenire. È la nostra ricchezza, il nostro tesoro (Mt 13,44). È più sicuro per noi che tutto l’oro del mondo. Avere dell’oro da parte è un modo di assicurare il proprio avvenire. Ma un avvenire sulla terra, cioè a breve termine. L’avvenire di cui parliamo è grande come l’eternità. Su questo avvenire non abbiamo nessuna presa. Poco importa. Dio stesso se ne preoccupa per noi. Gesù si incarica di “prepararci un posto” (Gv 14,2). Il nostro avvenire è in buone mani. È sicuro. Perché farci tante preoccupazioni? Questo atto di fiducia, che Gesù esige, è anche una lezione di saggezza. Troppo spesso, con il pretesto di preparare l’avvenire, noi non viviamo più. Gesù è un maestro, non di noncuranza, ma di pacifica serenità.

Antifona d'ingresso
Il Signore è mio sostegno,
mi ha liberato e mi ha portato al largo,
è stato lui la mia salvezza,
perché mi vuol bene. (Sal 18,19-20)

Colletta
Padre santo,
che vedi e provvedi a tutte le creature,
sostienici con la forza del tuo Spirito,
perché in mezzo alle fatiche
e alle preoccupazioni di ogni giorno
non ci lasciamo dominare dall’avidità e dall’egoismo,
ma operiamo con piena fiducia
per la libertà e la giustizia del tuo regno.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Prima lettura
Io non ti dimenticherò mai.

Dal libro del profeta Isaìa 49,14-15

Sion ha detto: «Il Signore mi ha abbandonato,
il Signore mi ha dimenticato».
Si dimentica forse una donna del suo bambino,
così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere?
Anche se costoro si dimenticassero,
io invece non ti dimenticherò mai.

Parola di Dio

Salmo responsoriale 61



Solo in Dio riposa l’anima mia.

Solo in Dio riposa l’anima mia:
da lui la mia salvezza.
Lui solo è mia roccia e mia salvezza,
mia difesa: mai potrò vacillare.

Solo in Dio riposa l’anima mia:
da lui la mia speranza.
Lui solo è mia roccia e mia salvezza,
mia difesa: non potrò vacillare.

In Dio è la mia salvezza e la mia gloria;
il mio riparo sicuro, il mio rifugio è in Dio.
Confida in lui, o popolo, in ogni tempo;
davanti a lui aprite il vostro cuore.

Seconda lettura
Il Signore manifesterà le intenzioni dei cuori.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi 4,1-5

Fratelli, ognuno ci consideri come servi di Cristo e amministratori dei misteri di Dio. Ora, ciò che si richiede agli amministratori è che ognuno risulti fedele.
A me però importa assai poco di venire giudicato da voi o da un tribunale umano; anzi, io non giudico neppure me stesso, perché, anche se non sono consapevole di alcuna colpa, non per questo sono giustificato. Il mio giudice è il Signore!
Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, fino a quando il Signore verrà. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori; allora ciascuno riceverà da Dio la lode.

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Cf Eb 4,12)
Alleluia, alleluia.
La parola di Dio è viva ed efficace,
discerne i sentimenti e i pensieri del cuore.
Alleluia.
Vangelo
Non preoccupatevi del domani.

+ Dal Vangelo secondo Matteo 6,24-34

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

Parola del Signore

Dio ha bisogno delle nostre mani per essere Provvidenza
Omelia padre Ermes Ronchi

Non preoccupatevi. Per tre volte Gesù ribadisce il suo invito pressante: non abbiate quell'affanno che toglie il respiro, per cui non esistono feste o domeniche, non c'è tempo di fermarsi a guardare negli occhi la vita, a parlare con chi si ama. Non lasciatevi rubare la serenità e salvate la capacità di godere delle cose belle che ogni giorno il Padre mette sulla vostra strada, che accadono dentro il vostro spazio vitale.
Ma soprattutto, per quale motivo non essere in ansia? Perché Dio non si dimentica: può una madre dimenticarsi del suo figliolo? Se anche una madre si dimenticasse, io non mi dimenticherò di te, mai (Isaia 49,14-15, Prima Lettura).
Guardate gli uccelli del cielo, osservate i gigli del campo. Gesù parla della vita con le parole più semplici e più proprie: coglie dei pezzi di terra, li raduna nella sua parola e il cielo appare.
Gesù osserva la vita e nascono parabole. Osserva la vita e questa gli parla di fiducia. Il Vangelo oggi ci pone la questione della fiducia. Dove metti la tua fiducia? La risposta è chiara: in Dio, prima di tutto, perché Lui non abbandona e ha un sogno da consegnarti. Non mettere la sicurezza nel tuo conto in banca.
Gesù sceglie gli uccelli, esseri liberi, quasi senza peso, senza gravità, che sono una nota di canto e di libertà nell'azzurro. Lasciatevi attirare come loro dal cielo, volate alto e liberi! Vivete affidàti. La fede ha tre passi: ho bisogno, mi fido, mi affido.
Affidatevi e non preoccupatevi. Non un invito al fatalismo, in attesa che Qualcuno risolva i problemi, perché la Provvidenza conosce solo uomini in cammino (don Calabria): se Dio nutre creature che non seminano e non mietono, quanto più voi che seminate e mietete.
Non preoccupatevi, il Padre sa. Tra le cose che uniscono le tre grandi religioni, c'è la certezza che Dio si prende cura, che Dio provvede.
Non preoccupatevi, Dio sa. Ma come faccio a dirlo a chi non trova lavoro, non riesce ad arrivare a fine mese, non vede futuro per i figli?
«Se uno è senza vestiti e cibo quotidiano e tu gli dici, va in pace, non preoccuparti, riscaldati e saziati, ma non gli dai il necessario per il corpo, a che cosa ti serve la tua fede?» (Giacomo 2,16). Dio ha bisogno delle mie mani per essere Provvidenza nel mondo. Sono io, siamo noi, i suoi amici, il mezzo con cui Dio interviene nella storia. Io mi occupo di qualcuno e Lui, che veste di bellezza i fiori del campo, si occuperà di me.
Cercate prima di tutto il Regno. Vuoi essere una nota di libertà nell'azzurro, come un passero? Bello come un fiore? Cerca prima di tutto le cose di Dio, cerca solidarietà, generosità, fiducia; fìdati e troverai ciò che fa volare, ciò che fa fiorire!

Omelia Bambini
Commento a cura di Daniela De Simeis

Che grande pagina abbiamo oggi! Avete ascoltato, vero?
L'evangelista Matteo ci offre un brano veramente denso e impegnativo, riportando un discorso di Gesù, conservando per noi le parole che il Maestro ha rivolto alle folle.
Ad una prima lettura, non sembra particolarmente difficile o esplosivo, ma nel mio gruppetto, al catechismo, ci sono state grandi discussioni su come interpretarlo.
Cerco di spiegarvi tutto con ordine.
E per farlo devo partire da qualcosa che con il Vangelo non c'entra: la conoscete la favola della cicala e della formica? Sì, vero?
Quella con la formica laboriosa che lavora tutta l'estate mentre la cicala canta. E quando arriva l'inverno, la cicala si ritrova povera ed affamata ed invece la formica ha fatto tante belle provviste. Bene, mi sembra di capire che ve la siete ricordata.
Anche i miei ragazzi la conoscono ed a questa storia hanno subito pensato quando, in uno dei nostri incontri di catechismo, dopo aver letto la pagina di Vangelo di oggi, il gruppo si è diviso in due.
Alcuni dicevano: - Gesù in questo discorso sta dando ragione alla cicala, perché dice che non bisogna affannarsi, non bisogna avere l'ansia per il futuro... Sta dicendo che va bene vivere alla giornata, senza grandi progetti, senza troppo impegno!... Sta dicendo che va bene godersi la vita senza faticare poi tanto... -
Altri non erano per nulla d'accordo e ribattevano: - Ma Gesù non sta dicendo di essere degli incoscienti o dei pigroni! Dice solo di non stare in ansia, ma non ha detto di fare solo vacanze o che non serve lavorare... -
Insomma, c'erano due partiti veramente agguerriti.
Ho cercato di riportare la calma ed abbiamo provato a ragionare insieme.
Prima di tutto - ho detto - da dove parte il discorso del Maestro di Nazareth? Le prime parole che abbiamo letto sono chiare: "Nessuno può servire due padroni; perché o odierà l'uno e amerà l'altro, o avrà riguardo per l'uno e disprezzo per l'altro. Voi non potete servire Dio e Mammona."
Mammona, tanto per chiarire, non vuol dire una grossa mamma! Questa parola era il nome con cui gli ebrei rappresentavano la personificazione delle ricchezze. Quindi il Maestro e Signore ci sta dicendo che non possiamo legare il cuore sia a Dio sia al denaro. Non possiamo amare allo stesso tempo gli inviti che ci rivolge Dio e gli inviti che ci rivolgono le ricchezze.
Dobbiamo scegliere: o l'uno o l'altra.
Certo, molti giustificano il loro attaccamento alla ricchezze con la necessità.
Eh sì, belle parole - ripetono - ma senza soldi, come si fa? Senza denaro, come si vive? Quindi è giusto accumulare molte ricchezze!
Però il Vangelo di oggi non è un invito a vivere da pezzenti o da miserabili! E neppure ci dice di vivere sempre spensierati!
Il Figlio di Dio ci dice chiaramente di non essere in ansia. Che è una cosa ben diversa dallo stare sempre in vacanza, smettere di lavorare e sperperare i propri risparmi...
Mi dispiace per chi stava già pensando di usare queste parole del Vangelo con i propri genitori, ma qui il Signore Gesù non ci suggerisce: non andate più a scuola e restate beatamente ignoranti!
Piuttosto ci invita: "non siate in ansia", non affannatevi.
Sapete che cos'è l'affanno? È il fiatone che viene dopo aver fatto una corsa.
Ma qui non siamo alle Olimpiadi, quindi di che corsa si tratta?
Sono le tante gare, che in molti fanno, per avere sempre di più, per accumulare, per essere più degli altri: più ricchi, più eleganti, più comodi, più ammirati, più...
Il giovane Rabbi ricorda a tutti coloro che lo ascoltano che questo è davvero uno spreco di energia, proprio come quando ci affanniamo correndo dietro al nulla.
E propone qualcosa di molto diverso rispetto alla corsa affannosa di chi insegue sempre più ricchezza. Lo fa con brevissime parabole, dal respiro pieno di poesia.
"Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro? E perché siete così ansiosi per il vestire? Osservate come crescono i gigli della campagna: essi non faticano e non filano; eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, fu vestito come uno di loro."
Che immagini stupende! Gli uccelli del cielo, che vengono nutriti con amore dal Padre celeste. E i gigli dei campi, che hanno un vestito più bello di quello di un re. Senza bisogno di corse o di affanni.
E, aggiunge il Maestro e Signore, se Dio si preoccupa così tanto per i fiori o per i piccoli uccellini, non avrà infinitamente più cura di voi, che siete suoi figli? Se Dio ha una tenerezza così sconfinata verso le creature più semplici e umili, non sarà premuroso e tenero anche verso di voi, che siete amati infinitamente?
Dio, che è Padre, sa che avete bisogno del cibo, del vestito, del nutrimento... e avrà cura di voi.
Ma non trasformate in divinità ciò che possedete. Non mettete le ricchezze al centro del vostro cuore.
Quando siamo arrivati a questo punto, i miei ragazzi del catechismo erano ormai tranquilli e, vi dirò, anche un po' pensierosi.
Katia ha osservato: - Non ci avevo mai pensato: i fiori sono così belli, anche quando non li guarda nessuno... Se arrivo in un prato, i fiori sono lì, colorati, profumati, ricchi di sfumature, con i petali delicati... sembra che siano lì per me, ma invece erano un canto di bellezza anche prima che io arrivassi! -
- E le ali delle farfalle? - ha aggiunto Pietro - Ci avete fatto caso? Sono così perfette, così incantevoli... Eppure la vita di una farfalla è brevissima, appena pochi giorni, al massimo un mese... Ma Dio disegna per ogni farfalla ali stupende, anche se sono creature destinate a una vita breve... -
Matteo ha commentato quasi sottovoce: - Certo, che se Dio si dà tanta pena per le farfalle o i fiori, di certo si prenderà cura di noi! -
Infine Daniele, che ha sempre voglia di provocare, con il suo tono scanzonato, ha commentato: - Quindi alla fine avevamo ragione noi, no? Non serve preoccuparci, lavorare, faticare: Dio, se è vero che ci vuole bene, ci darà tutto quello che ci serve! -
Qui ho preso la parola io, per portare il discorso alla conclusione: ero contenta per le loro riflessioni, ma non volevo certo che i miei ragazzi avessero la convinzione che Dio Padre avrebbe fatto trovare loro i soldi sotto al cuscino, per procurarsi ogni giorno il necessario per vivere!
Così ho detto: - Daniele, non scherzare! Avete ascoltato la conclusione del discorso che fa Gesù? "Il Padre vostro celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose. Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più."
Perciò sforziamoci di vivere secondo il cuore di Dio, impegnando bene la nostra vita: senza ansia, ma con serietà.
Senza corse affannose, ma senza pigrizia.
Con generosità e giustizia, senza sciupare nulla.
Ed allora anche quello che non ci aspettiamo ci arriverà, in più.
Come un regalo.
Come un segno d'amore.


La Preghiera

C’è un modo di affrontare la vita
che è totalmente in contrasto
con il tuo Vangelo e con la speranza
che accendi nei nostri cuori.
Se cerco una garanzia in quello che possiedo,
in quello che accumulo e nei beni che mi circondano,
quale credito do alle tue promesse?
Se sono ossessionato da quello
che mi riserverà il futuro
al punto di difendermi da ogni possibile pericolo,
da tutto ciò che in qualche modo
mi disturba e mi crea problema,
come potrò affidarmi totalmente a te
e al tuo disegno di amore?
Se assegno al cibo e al vestito
un’ importanza eccessiva
al punto da sacrificare loro risorse ed energie,
fatiche e impegno,
non mi comporto come se tutto dipendesse da me?
E’ vero, Gesù, il modo in cui vivo il mio presente
Dichiara senza mezzi termini la mia poca fede,
mette in evidenza le catene
che ancora oggi mi tengono prigioniero,
e che m’impediscono
di entrare nell’avventura che mi proponi
e i correre ogni rischio.
Amen!

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SANTISSIMA TRINITA' e Logo della Comunità







Ma ora alziamo il nostro sguardo verso Dio e chiediamogli di dirci qualcosa di più di Se stesso, di spiegarci com’è fatto e qual è il segreto della Sua perfezione…
E Dio – che è buonissimo con le sue creature – si è degnato di risponderci, e ci ha detto:
Io sono LA SANTISSIMA TRINITÀ”.

E ci ha spiegato: “Pur essendo Uno solo, io vivo in tre Persone, una uguale all’altra, che si amano di amore eterno ed infinito e che formano come una sola famiglia, anzi un solo Essere, l’Essere divino”.
E soggiunge: “Questa è la perfezione infinita, questo è Dio:
 la Santissima Trinità!”.

 – Dio è uno solo?

Dio è uno solo, ma in tre persone uguali e distinte, che sono la santissima Trinità.

Poi Dio ha voluto metterci a parte del Suo più geloso segreto, e ci ha rivelato il Suo Nome:

PADRE, FIGLIO, SPIRITO SANTO”

Caro amico, non meravigliarti se il Nome di Dio è fatto di tre parole, perché, come sai, Dio è una famiglia di tre Persone (la Santissima Trinità) che vive d’amore e, amandosi, è infinitamente felice:
Il Padre guarda sempre il suo unico Figlio nel quale ha posto ogni sua gioia; e il loro Spirito d’amore li unisce tra loro in una felicità senza principio e senza fine.

– Come si chiamano le tre Persone della Santissima Trinità?

Le tre Persone della Santissima Trinità si chiamano 
Padre, Figlio e Spirito Santo.
Perciò quando vuoi parlare con Dio, cioè quando vuoi pregare, tu puoi rivolgerti personalmente al Padre o al Figlio o allo Spirito Santo, perché OGNUNO DI ESSI È DIO, e parlando con ognuna delle tre Persone divine, tu parli con tutto Dio!
Tuttavia le tre Persone divine (simboleggiate nel disegno dai tre cerchi) non sono tre dei, ma UN DIO SOLO, cioè una sola Natura divina (simboleggiata dal grande triangolo).

– Ogni Persona della Santissima Trinità è Dio?
Sì, ogni Persona della Santissima Trinità è Dio.

 – Se ogni Persona divina è Dio, le tre Persone divine sono dunque tre Dei?
Le tre Persone divine non sono tre Dei, ma un Dio solo, perché hanno la stessa unica natura o sostanza divina.
Se con il nostro occhio fissiamo direttamente la luce del sole, ne restiamo accecati e non vediamo più nulla.
Ciò avviene non perché il sole abbia perso improvvisamente la propria luminosità ma, al contrario, perché è “troppo luminoso” per la nostra debole vista.
Allo stesso modo, se con la nostra ragione umana volessimo fissare e conoscere il mistero della Santissima Trinità, ne rimarremmo accecati, senza comprendere nulla.
Ciò avviene non perché IL MISTERO della Santissima Trinità (tre Persone realmente distinte che sono un Dio solo) sia “poco vero”, ma – al contrario – perché è “troppo vero” e perciò incomprensibile per la nostra debole ragione!

– Comprendiamo noi come le tre Persone divine, benché realmente distinte, sono un Dio solo?
Noi non comprendiamo né possiamo comprendere come le tre Persone divine, benché realmente distinte, sono un Dio solo: è un mistero.
Non solo il Mistero della Santissima Trinità, ma OGNI VERITÀ DIVINA È MISTERO per la nostra ragione, perché Dio è infinitamente superiore ad ogni creatura.
Tuttavia i Misteri divini non sono contrari alla nostra ragione, perché anch’essa è uscita dalle mani di Dio ed è fatta per conoscere la Verità. Se non arriva a comprenderla è perché è troppo debole, e non perché la Verità sia meno vera.
Perciò, su questa terra, noi possiamo conoscere veramente Dio solo con la Fede, cioè credendo nella Sua parola. In Paradiso poi Lo comprenderemo pienamente, perché “Lo vedremo faccia a faccia”.

      Che cos’è un mistero?

Mistero è una verità superiore ma non contraria alla ragione, che crediamo perché Dio l’ha rivelata.



Santissima Trinità
Santissima Trinità
La Trinità di Masaccio

Dio, uno e trino


Attributi





Schema della relazione trinitaria fra Padre, Figlio e Spirito Santo secondo le chiese cristiane di origine latina come la Chiesa cattolica.
La Trinità è la dottrina centrale delle più diffuse chiese cristiane quali la cattolica e quelle ortodosse, oltre che delle Chiese riformate storiche come quella luterana, quella calvinista e quella anglicana. Ma oltre il fatto che tale dottrina non viene presentata in modo univoco, esiste tutt'oggi una minoranza di chiese cristiane che si dichiarano anti-trinitarie, come i Mormoni e i Testimoni di Geova.
La dottrina si è precisata nell'ambito del Cristianesimo antico: prima nel credo del primo concilio di Nicea (325), poi nel credo niceno-costantinopolitano (381), dove venne affermato come primo articolo di fede l'unicità di Dio e, come secondo, la divinità di Gesù Cristo figlio di Dio e Signore, a seguito, tra le altre, della controversia suscitata da Ario, che negava quest'ultima.
Il dogma della "trinità" è in relazione alla natura divina: esso afferma che Dio è uno solo, unica e assolutamente semplice è la sua "sostanza", ma comune a tre "persone" (o "ipòstasi") della stessa numerica sostanza (consustanziali) e distinte. Ciò non va interpretato come se esistessero tre divinità (politeismo) né come se le tre "persone" fossero solo tre aspetti di una medesima divinità (modalismo). Le tre "persone" (o, secondo il linguaggio mutuato dalla tradizione greca, "ipòstasi") sono in effetti ben distinte ma formate della stessa sostanza:
·                    Dio Padre, creatore del cielo e della terra e Padre celeste del mondo;
·                    il Figlio: generato dal Padre prima di tutti i secoli, fatto uomo nella persona diGesù Cristo nel seno della Vergine Maria, il Redentore del mondo.
·                    lo Spirito Santo che è l'"amore" perfetto e divino (in greco agàpe) che il Padre e il Figlio mandano ai discepoli di Gesù per far loro comprendere e testimoniare leverità rivelate.
Al mistero della "trinità"[6] è dedicata, nella Chiesa cattolica, la solennitàdella Santissima Trinità, che ricorre ogni anno, la domenica successiva allaPentecoste.

Indice

·                                 1 Origine del termine e della nozione
·                                 2 Sviluppo della nozione nei teologi e nei confronti conciliari del IV e V secolo
o                                        2.1 Unicità e Trinità di Dio
o                                        2.2 La Trinità e Agostino
o                                        2.3 Creazione dell'Universo
o                                        2.4 Natura e ruolo di Gesù
·                                 3 Origine e sviluppo della dottrina
·                                 4 La controversia ariana
·                                 5 La Trinità nei primi scritti cristiani
·                                 6 Oriente e Occidente
·                                 7 Simboli di fede
·                                 8 Posizioni antitrinitarie
·                                 9 Ordini e congregazioni della Santissima Trinità
·                                 10 Note
·                                 11 Voci correlate
·                                 12 Altri progetti
·                                 13 Collegamenti esterni

Origine del termine e della nozione 

Il termine "trinità" deriva dal latino trīnĭtas-ātis (a sua volta da trīnus = di tre, aggettivo distributivo di trēs, 'tre') e fu utilizzato per la prima volta da Tertulliano nel 220 dopo Cristo;[7] l'analogo greco τριας (triás) compare precedentemente in Teofilo di Antiochia (morto nel 181 dopo Cristo).[8]
Se il termine "trinità" non è certamente antecedente al II secolo, la nozione che rappresenta sembrerebbe invece apparire già a partire dal Vangelo di Matteo:
(EL)
« πορευθέντες ο
ν μαθητεύσατε πάντα τ θνη, βαπτίζοντες ατος ες τ νομα το πατρς κα το υο κα το γίου πνεύματος[9] »
(IT)
« Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo »
(Vangelo di Matteo XXVIII, 19)
Il teologo cattolico Joseph Doré ha sostenuto che l'espressione al singolare eis to onoma ς τ νομα) ovvero "nel nome" unitamente alle due ricorrenze della congiunzione kai (κα), "e", quindi nel significato di "del Padre 'e' del Figlio 'e' dello Spirito Santo" evidenzierebbe la presenza di un credo già trinitario; si tenga presente però che il Vangelo di Matteo è datato tra l'85 e il 90 dopo Cristo, e sulla lingua della redazione originale non c'è consenso tra gli studiosi.
Allo stesso modo e in tale senso potrebbero essere letti alcuni altri passi dei Vangeli canonici:
(EL)
« βαπτισθε
ς δ ησος εθς νέβη π το δατος κα δο νεχθησαν ο ορανοί, κα εδεν πνεμα θεο καταβανον σε περιστερν ρχόμενον π’ ατόν[14] »
(IT)
« Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. »
(Vangelo di Matteo III, 16)

(EL)
« κα
ποκριθες γγελος επεν ατ, πνεμα γιον πελεύσεται π σέ, κα δύναμις ψίστου πισκιάσει σοι· δι κα τ γεννώμενον γιον κληθήσεται, υἱὸς θεο[15] »
(IT)
« Le rispose l'angelo: "Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio »
(Vangelo di Luca I, 35)
e in particolar modo in alcuni passi del "discorso dopo la cena" riportato nel Vangelo di Giovanni:
(EL)
« πιστεύετέ μοι
τι γ ν τ πατρ κα πατρ ν μοί· ε δ μή δι τ ργα ατ πιστεύετε μοι
 »
(IT)
« Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetemi per le opere stesse. »
(Vangelo di Giovanni XIV, 11, traduzione CEI)

(EL)
« καγ
ρωτήσω τν πατέρα κα λλον παράκλητον δώσει μν, να μεθ’ μν ες τν αἰῶνα τ πνεμα τς ληθείας, κόσμος ο δύναται λαβεν, τι ο θεωρε ατ οδ γινώσκει· μες γινώσκετε ατό, τι παρ’ μν μένει κα ν μν στιν
 »
(IT)
« Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. »
(Vangelo di Giovanni XIV, 16-7, traduzione CEI)

(EL)
« 
δ παράκλητος τ πνεμα τ γιον, πέμψει πατρ ν τ νόματι μου κενος μς διδάξει πάντα κα πομνήσει μς πάντα επον μν γώ. »
(IT)
« Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v'insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. »
Joseph Doré[19] nota anche qui che se il termine greco πνεμα (pneúma, "spirito", "soffio") è certamente neutro esso viene indicato con il pronome relativo al maschile come ad evidenziarne la personificazione.
Lo storico delle religioni italiano Pier Cesare Bori spiega al riguardo:
« La teologia degli scritti di Giovanni è diversa negli strumenti concettuali: nel Prologo del Vangelo, per comprendere la natura e il ruolo della funzione messianica di Gesù, diventa fondamentale la categoria del Lógos, la parola creatrice che "è con Dio, ed è Dio" (stessa idea di preesistenza in Colossesi I,15 ed Ebrei I,6). Un ruolo importante in questi sviluppi dottrinali dovette avere, più che la filosofia ellenistica, la speculazione giudaica del tempo, che attribuiva un grande ruolo a potenze intermedie tra Dio e l'uomo, prime fra tutte il Lógos e la Sapienza divina, tendenzialmente ipostatizzate. Il risultato complessivo è l'affermazione della divinità di Gesù, e dello Spirito, uniti nell'invito finale di Matteo, 28,18, a battezzare "nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo". Una formula trinitaria che presiede all'evoluzione che porterà alle formulazioni trinitarie e cristologiche dei concili del IV e V secolo. Al termine il monoteismo biblico riceve una enunciazione completamente nuova: la sostanza, o natura unica divina, contiene tre ipostasi o tre persone; la seconda ipostasi unisce in sé nell'incarnazione due nature, quella divina e quella umana. »
(Pier Cesare Bori. Dio (ebraismo e cristianesimo), in Dizionario delle religioni (a cura di Giovanni Filoramo) Torino, Einaudi, 1993, pag.205)
Allo stesso modo vi sono dei richiami alle tre figure divine nelle lettere attribuite agli apostoli:
(EL)
« 
χάρις το κυρίου ησο [Χριστο] κα γάπη το θεο κα κοινωνία το γίου πνεύματος μετ πάντων μν »
(IT)
« La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi »

(EL)
« κατ
πρόγνωσιν θεο πατρς ν γιασμ πνεύματος ες πακον κα αντισμν αματος ησο Χριστο, χάρις μν κα ερήνη πληθυνθείη. »
(IT)
« secondo la prescienza di Dio Padre, mediante la santificazione dello Spirito, per obbedire a Gesù Cristo e per essere aspersi del suo sangue: grazia e pace a voi in abbondanza. »
La teologa cattolica Catherine Mowry Lacugna ha riportato che esegeti e teologi sono concordi nel dire che il Nuovo Testamento non contiene una esplicita dottrina della Trinità e che non c'è alcun riferimento alla dottrina della Trinità nell'Antico testamento. Lo studioso cattolico William J. Hill ha invece parlato di "trinitarismo elementare", che ha indicato nella Prima lettera di Clemente (cfr. 58 e 46), ove l'autore si richiama espressamente a Dio Padre, al Figlio, allo Spirito menzionando tutti e tre insieme, e nella Lettera agli Efesini di Ignazio di Antiochia (cfr. 9), che chiama il cristiano a "incorporarsi" nel tempio divino come per diventare uno con Cristo, nello Spirito fino alla filiazione del Padre. Anche per Hill in ogni caso la soluzione trinitaria era ancora ben lontana[24].

Sviluppo della nozione nei teologi e nei confronti conciliari del IV e V secolo 

Come è possibile affermare che Dio è "uno e trino"? Secondo la fede cristiana la natura divina è al di là della conoscenza scientifica, ed è incomprensibile e non conoscibile se non fosse per quanto è dato sapere attraverso la rivelazione divina. Quindi la dottrina trinitaria non è una conoscenza, come quella dell'esistenza di Dio, a cui si potrebbe pervenire attraverso la ragione umana o la speculazione filosofica, sebbene anch'essa non sia dimostrabile. Tuttavia molti teologi e filosofi cristiani (cfr. Agostino di Ippona) hanno scritto innumerevoli trattati per spiegare la paradossale identità unica e trina di Dio, che è un mistero della fede, un dogma (cioè una verità irrinunciabile anche se non compiutamente dimostrabile) in cui ogni cristiano-cattolico è tenuto a credere (dal Concilio di Nicea del 325 E.V. in poi) se vuol essere tale.

Unicità e Trinità di Dio 

Dio è uno solo, e la divinità unica. La bibbia ebraica pone questo articolo di fede sopra tutti gli altri, e lo circonda di numerosi ammonimenti a non abbandonare questo fondamento della fede, mantenendo la fedeltà al patto che Dio ha fatto con gli ebrei: "Ascolta Israele, il Signore nostro Dio è uno solo", "tu non avrai altri dei di fronte a me" e anche "Questo ha detto il Signore re d'Israele e suo redentore, il Signore delle schiere: io sono il primo e l'ultimo, e oltre a me non c'è alcun Dio". Ogni formula di fede che non insista sull'unicità di Dio, o che associ nell'adorazione un altro essere diverso da Dio, oppure che ritenga che Dio possa venire all'esistenza nel tempo anziché essere Dio dall'eternità, è contraria alla conoscenza di Dio, secondo la comprensione trinitaria dell'Antico Testamento. Lo stesso tipo di comprensione è presente nel Nuovo Testamento: Non c'è altro Dio se non uno. Gli "altri dei" di cui parla San Paolo non sono affatto dèi, ma sostituti di Dio, cioè esseri mitologici o demoni.
Secondo la visione trinitaria, è scorretto dire che il Padre o il Figlio, in quanto alla divinità, siano due esseri. L'affermazione centrale e cruciale della fede cristiano-cattolica è che esiste un solo salvatore, Dio, e la salvezza è manifestata in Gesù Cristo, attraverso lo Spirito Santo. Lo stesso concetto può essere espresso in quest'altra forma:
1.     Soltanto Dio può salvare
2.     Gesù Cristo salva
3.     Gesù Cristo è Dio
In parole semplici è possibile esprimere il mistero della Trinità nell'Unità dicendo che il solo Dio si conosce (nel suo Figlio, Verbo, Pensiero, Sapienza) e si ama in esso (Spirito Santo, Amore).

La Trinità e Agostino 


La Coronazione della Vergine, di Diego Velázquez (1645),Museo del Prado
A tale proposito è interessante leggere quanto scritto da sant'Agostino nel De Trinitate e in altre opere per tentare una chiarificazione del concetto di unica Sostanza e tre Persone. Nell'uomo, ragiona Agostino, si può distinguere la sua realtà corporale (esse), la sua intelligenza (nosse) e la sua volontà (velle). Se Dio ha creato l'uomo a propria immagine e somiglianza è allora necessario che questi tre aspetti appartengano anche alla Divinità, anche se in modo perfetto e divino, non imperfetto e umano: così Dio è Essere (Padre), Verità (Figlio) e Amore (Spirito Santo). Ecco alcune citazioni bibliche al riguardo:

«  Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». Poi disse: «Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi». »   (Esodo 3, 14)




«  Gli disse Gesù: "Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me". »   (Giovanni 14, 6)




«  Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui. »   (1 Giovanni 4, 16)


Creazione dell'Universo 

La creazione dell'universo viene attribuita alla Trinità tutta intera; Dio Padre crea l'universo per mezzo del Figlio ("il Verbo","la Parola") e "donando" o "riempendolo" di Spirito Santo.
Il credo recita infatti:
« Per mezzo di lui [il Figlio] tutte le cose sono state create »


La fonte di questa interpretazione è in Genesi, al primo capitolo, Dio crea il mondo attraverso la Parola, espresso con la duplice formula: "Dio disse..." e "Dio chiamò ...". Questo è appunto il Verbo di Dio, ossia nella visione cristiana proprio la seconda persona della Trinità, ovvero il Cristo. Valga, a titolo di esempio il racconto della creazione:
Primo giorno:

« Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu »   ( Genesi 1, 3)




« e chiamò la luce giorno e le tenebre notte »   ( Genesi 1, 5)


Secondo giorno:

« Dio disse: «Sia il firmamento in mezzo alle acque... »   ( Genesi 1, 6)




« Dio chiamò il firmamento cielo. »   ( Genesi 1,6)


e così prosegue nei "giorni" successivi con lo stesso schema, fino alla creazione dell'Uomo:

« E Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, »   ( Genesi 1, 26)


Anche lo Spirito Santo, che è la relazione d'amore fra il Dio Padre e il Figlio, terza persona della Trinità, partecipa alla creazione:

« La terra era informe e vuota, le tenebre coprivano la faccia dell'abisso e lo Spirito Santo aleggiava sulla superficie delle acque »   ( Genesi 1, 2)


Natura e ruolo di Gesù 

La Santísima Trinidad
di Francesco Cairo (1630), Museo del Prado
In ambito teologico trinitario viene fatta una distinzione fra la Trinità da un punto di vista "ontologico" (ciò che Dio è) e da un punto di vista "economico" (ciò che Dio fa). Secondo il primo punto di vista le persone della Trinità sono uguali, mentre non lo sono dall'altro punto di vista, cioè hanno ruoli e funzioni differenti.
L'affermazione "figlio di", "Padre di" e anche "spirito di" implica una dipendenza, cioè una subordinazione delle persone. Il trinitarismo ortodosso rifiuta il "subordinazionismo ontologico", esso afferma che il Padre, essendo la fonte di tutto, ha una relazione monarchica con il Figlio e lo Spirito. Ireneo di Lione, il più importante teologo del II secolo, scrive: "Il Padre è Dio, e il figlio è Dio, poiché tutto ciò che è nato da Dio è Dio."
Simili affermazioni sono presenti in altri scrittori pre-niceni, cioè prima dello scoppio della controversia ariana:
« vediamo ciò che avviene nel caso del fuoco, che non è diminuito se serve per accenderne un altro, ma rimane invariato; e ugualmente ciò che è stato acceso esiste per se stesso, senza inferiorità rispetto a ciò che è servito per comunicare il fuoco. La Parola di Sapienza è in sé lo stesso Dio generato dal Padre di tutto. »
Immagine ripresa anche da scrittori successivi:
« Noi non togliamo al Padre la sua Unicità divina, quando affermiamo che anche il Figlio è Dio. Poiché egli è Dio da Dio, uno da uno; perciò un Dio perché Dio è da Se stesso. D'altro lato il Figlio non è meno Dio perché il Padre è Dio uno. Poiché l'Unigenito Figlio non è senza nascita, così da privare il Padre della Sua unicità divina, né è diverso da Dio, ma poiché Egli è nato da Dio. »
(Ilario di Poitiers, De Trinitate)
Se Gesù Cristo nel vangelo di Giovanni viene chiamato l'unigenito Figlio di Dio, evidenziando con questa affermazione il suo essere ontologicamente in Dio, secondo la dottrina ortodossa Gesù è anche diventato una creatura con l'incarnazione, svolgendo un ruolo "ministeriale", e in un certo senso subordinato in relazione a Dio, nei confronti dell'umanità. Viene pertanto chiamato "primogenito" in altri passi, in riferimento alla creazione e redenzione, ad esempio è detto "immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione... egli è principio, primogenito dei risuscitati". La distinzione è ripresa nell'affermazione che Gesù fa quando dice che dovrà"ascendere al Padre mio e Padre vostro, Iddio mio e Iddio vostro", distinguendo così fra l'essere figlio di Dio in senso proprio (caratteristico di Gesù) e in senso figurato (caratteristico degli uomini).
Atanasio di Alessandria sviluppa questa distinzione commentando il passo evangelico in cui Gesù dichiara di non conoscere il giorno e l'ora della fine del mondo:
« "Ancora un altro passo che è detto bene, viene interpretato male dagli ariani: Voglio dire che "Quanto a quel giorno e a quell'ora, nessuno li conosce, neppure gli angeli, neppure il figlio." Ma essi ritengono che avendo detto "neppure il figlio", egli, in quanto ignorante, abbia rivelato di essere creatura. Ma la cosa non sta così, non sia mai! Come infatti dicendo: "Mi ha creato", lo ha detto in riferimento all'umanità, così, anche, dicendo: "neppure il Figlio", si è riferito alla sua umanità. ... Poiché infatti è diventato uomo, ed è proprio dell'uomo ignorare, come l'aver fame e il resto (infatti l'uomo non sa se non ascolta e apprende) egli, in quanto uomo, ha dato a vedere anche l'ignoranza propria degli uomini per questo motivo: in primo luogo per dimostrare di avere veramente un corpo umano, poi anche perché, avendo nel corpo l'ignoranza propria dell'uomo, dopo aver mondato e purificato tutta l'umanità, la presentasse al Padre perfetta e santa. ..... quando dice: Io e il Padre siamo una cosa sola e Chi ha visto me ha visto il Padre e Io nel Padre e il Padre in me, dimostra la sua eternità e la consustanzialità col Padre. .... Nel vangelo di Giovanni i discepoli dicono al Signore: Ora sappiamo che tu sai tutto... »
(Atanasio, Seconda Lettera a Serapione, trad. M. Simonetti)

Origine e sviluppo della dottrina 

La nozione dell'unicità di Dio e di Gesù Cristo come "Dio da Dio" e consunstanziale al Padre è stata affermata come articolo di fede alprimo concilio di Nicea (325) e sviluppata nei successivi concili ecumenici. Il termine trinità non è utilizzato nel credo niceno, ma il termine è precedente e rintracciabile già in scrittori ecclesiastici come Tertulliano.
Nel Nuovo Testamento il termine non compare, tuttavia la cristologia di Giovanni, che presenta Cristo come Logos di Dio, (cioè verbo e ragione), assieme ad alcune affermazioni di Paolo di Tarso, sono stati considerate dai Cristiani come le basi per lo sviluppo della dottrina trinitaria. Per la Chiesa in più punti del Nuovo Testamento si ravviserebbe il carattere trinitario di Dio, ad esempio quando Gesù dice: "Il Padre ed io siamo una cosa sola" od ancora nel Prologo del Vangelo di Giovanni: " In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio."
In un saggio sulla divinità di Gesù nel Nuovo Testamento il biblista americano Raymond E. Brown ipotizza che Gesù è chiamato Dio nel Nuovo Testamento, ma lo sviluppo è stato graduale e non è emerso fino a un'epoca tarda nella tradizione neotestamentaria:
« ... nella fase più antica del cristianesimo prevale l'eredità dell'Antico Testamento nell'utilizzo del termine Dio, per cui Dio era un titolo troppo ristretto per essere applicato a Gesù. Esso si riferisce strettamente al Padre di Gesù, al Dio da lui pregato. Gradualmente, (negli anni 50 e 60 d.C. ?), con lo sviluppo del pensiero cristiano Dio venne compreso in un'accezione più ampia. Si vide che Dio rivelò così tanto di sé stesso in Gesù al punto che Dio includeva sia Padre che il Figlio." »
(Does the New Testament call Jesus God?)
Lo sviluppo completo della dottrina si ebbe in seguito, anche in reazione alle dottrine di Ario che introdusse le sue interpretazioni subordinazioniste di Gesù come essere semidivino (vedi eresia ariana).
Molti termini che si impiegano per esplicitare questo insegnamento sono stati mutuati dalla filosofia greca e ulteriormente approfonditi per evitare di esprimere concetti erronei. Tra questi si possono citare: sostanza, ipostasi e relazione.
La dottrina trinitaria è stata accolta dalla maggior parte dei Protestanti, particolarmente dal protestantesimo storico (di cui fa parte fra gli altri il luteranesimo e calvinismo).

La controversia ariana 

La causa che portò alla convocazione del primo concilio di Nicea fu la disputa ariana, che giunse a una svolta all'inizio del IV secolo d.C. I protagonisti furono tre teologi-filosofi provenienti da Alessandria d'Egitto. Da una parte c’era Ario, e dall'altra gli ortodossi Alessandro e Atanasio. Ario affermava che il Figlio non fosse della stessa essenza, o sostanza, del Padre e che lo Spirito Santo fosse una persona ma inferiore a entrambi. Parlava di una “triade” o “Trinità”, pur considerandola formata di persone ineguali, delle quali solo il Padre non era stato creato.
D'altra parte Alessandro e Atanasio sostenevano che le tre persone della Divinità fossero della stessa sostanza e che pertanto non fossero tre Dèi, ma uno solo, sebbene il Padre fosse il "primo" e la causa delle altre due.
Ario, "volendo difendere il monoteismo più rigoroso, secondo cui Dio è trascendente" accusò Atanasio di reintrodurre il politeismo. In effetti l'arianesimo viene considerato da molti studiosi moderni come il ramo più rigoroso del subordinazionismo cristologico dei primi padri della Chiesa (Giustino, Origene, Tertulliano, Erma, Ireneo di Lione ecc.), i quali ancora non si interrogavano sul rapporto fra le persone della divinità. Atanasio accusò Ario di reintrodurre il politeismo, dal momento che distingueva la natura divina delle tre persone.
Accanto a Dio, Ario poneva infatti una creatura "che può essere chiamata dio in modo improprio" ("Dizionario Mondadori di Storia Universale"), considerato il Figlio di Dio ma ritenuto da egli semplicemente "la prima creatura di cui il Padre si era servito per compiere la creazione", incarnatosi in Gesù, simile ma non uguale a Dio, che avrebbe avuto esistenza dal nulla, affermando che "generare" e "creare" fossero sinonimi. Gli ortodossi invece ribadivano l'assoluta unità di Dio, e se il Logos era divino, (come era affermato nel prologo di Giovanni "il Logos era Dio"), ciò non comportava una suddivisione o una moltiplicazione di dei, ma Dio era sempre uno solo. In questo senso il termine "generazione" indicava l'unità della natura e non andava inteso in senso temporale e umano, con un prima e un dopo, ma il Figlio era eternamente generato, cioè era sempre stato insito in Dio. Al tempo opportuno il Verbo si sarebbe incarnato in Gesù, in un processo di abbassamento e annichilimento, e l'unione della natura divina e di quella umana nella persona di Gesù diede origine ad un'altra serie di controversie nei secoli successivi.
La controversia ariana non terminò a Nicea. L'arianesimo ebbe grande fortuna nell'Impero romano e in certi momenti presso la corte imperiale. Molte tribù germaniche che invasero l'impero romano professavano un cristianesimo ariano e lo diffusero in gran parte dell'Europa e dell'Africa settentrionale, dove continuò a prosperare fino a gran parte del VI secolo, e in alcune zone anche più a lungo.

La Trinità nei primi scritti cristiani 

Santissima Trinità,
 di Hendrick van Balen (anni 20 del XVII secolo), Sint-Jacobskerk, Anversa
I primi scrittori cristiani così si esprimono al riguardo:
« Noi non togliamo al Padre la sua Unicità divina, quando affermiamo che anche il Figlio è Dio. Poiché egli è Dio da Dio, uno da uno; perciò un Dio perché Dio è da Se stesso. D'altro lato il Figlio non è meno Dio perché il Padre è Dio uno. Poiché l'Unigenito Figlio non è senza nascita, così da privare il Padre della Sua unicità divina, né è diverso da Dio, ma poiché Egli è nato da Dio. »
(Ilario di Poitiers De Trinitate)

« Quando affermo che il Figlio è distinto dal padre, non mi riferisco a due dèi, ma intendo, per così dire, luce da luce, la corrente dalla fonte, ed un raggio dal sole »
(Ippolito)

« Il carattere distintivo della fede in Cristo è questo: il figlio di Dio, ch'è Logos Dio in principio infatti era il Logos, e il Logos era Dio - che è sapienza e potenza del Padre Cristo infatti è potenza di Dio e sapienza di Dio - alla fine dei tempi si è fatto uomo per la nostra salvezza. Infatti Giovanni, dopo aver detto: In principio era il Logos, poco dopo ha aggiunto e il logos si fece carne, che è come dire: diventò uomo. E il Signore dice di sé: perché cercate di uccidere me, un uomo che ha detto la verità? e Paolo, che aveva appreso da lui, scrive: Un solo Dio, un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo »
(Atanasio di Alessandria, Seconda lettera a Serapione)

Oriente e Occidente 


L'interpretazione trinitaria nella chiesa latina si differenzia da quella greca. Se entrambe le Chiese, infatti, riconoscono l'unità delle tre Persone divine nell'unica natura indivisa, per cui ciascuna di esse è pienamente Dio secondo gli attributi (eternità, onnipotenza, onniscienza ecc.), ma ciascuna è a sua volta distinta e inconfondibile rispetto alle altre due, è altresì vero che nasce il problema di comprendere le relazioni che intercorrono fra di esse.
Con il simbolo niceno-costantinopolitano, approvato nel primo concilio di Costantinopoli (381 d.C.), si afferma che il Figlio è generato dal Padre, mentre lo Spirito Santo è spirato dal Padre. Il Padre è dunque l'unica origine della Trinità. Col Concilio di Toledo, però, e con i suoi successivi sviluppi, la Chiesa latina, usando una terminologia diversa, stabiliva unilateralmente che lo Spirito Santo procede anche dal Figlio (la questione del cosiddetto Filioque), cioè che è la terza persona. Gli ortodossi rifiutano tuttora tale sviluppo, temendo che essa renda il Figlio concausa dello Spirito Santo; per questo preferiscono parlare, secondo la teologia greca, di "spirazione dal Padre attraverso il Figlio" (proposta da grandi teologi come san Gregorio di Nissa, san Massimo il Confessore e sanGiovanni Damasceno), pur non introducendo questa specificazione nel Credo. La Chiesa cattolica ritiene valide entrambe le versioni, infatti le chiese cattoliche orientali utilizzano nella liturgia la versione priva del Filioque.
Anche altri gruppi cristiani hanno rifiutato il Filioque; in particolare bisogna citare il caso dei vetero-cattolici, che accettano la validità dei primi sette concili ecumenici, rifiutando le dottrine cattoliche successive. Invece le Chiese nate dalla riforma hanno generalmente accettato questo dogma nella versione occidentale (comprensivo, cioè, del Filioque).

Simboli di fede 

La dottrina della Trinità è espressa in alcuni Simboli di fede, cioè proposizioni il più possibile chiare e prive di ambiguità che si riferiscono a punti controversi della dottrina. Ad esempio al primo concilio di Nicea venne approvato il seguente paragrafo (dal cosiddetto credo di Nicea) relativo al significato di Figlio di Dio riferito a Gesù Cristo:
« ...nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create. »
Tale proposizione deriva dal passo del primo capitolo della lettera agli Ebrei:
« ...il Figlio, che Dio ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo. Questo Figlio, che è irradiazione della gloria (di Dio) e impronta della sua sostanza e sostiene tutto con la potenza della sua parola.... »
Il simbolo atanasiano (detto anche Quicunque vult dalle parole iniziali) è invece un'esposizione sintetica della dottrina della Trinità secondo la tradizione latina, probabilmente composto in Gallia verso la fine del V secolo, ed usato nelle chiese occidentali:
« ...veneriamo un unico Dio nella Trinità e la Trinità nell'unità. Senza confondere le persone e senza separare la sostanza. Una è infatti la persona del Padre, altra quella del Figlio ed altra quella dello Spirito Santo. Ma Padre, Figlio e Spirito Santo hanno una sola divinità, uguale gloria, coeterna maestà. ...Similmente è onnipotente il Padre, onnipotente il Figlio, onnipotente lo Spirito Santo. Tuttavia non vi sono tre onnipotenti, ma un solo onnipotente... Il Padre è Dio, il Figlio è Dio, lo Spirito Santo è Dio. E tuttavia non vi sono tre Dei, ma un solo Dio. (...)
Poiché come la verità cristiana ci obbliga a confessare che ciascuna persona è singolarmente Dio e Signore, così pure la religione cattolica ci proibisce di parlare di tre Dei o Signori. ... E in questa Trinità non v'è nulla che sia prima o poi, nulla di maggiore o di minore: ma tutte e tre le persone sono l'una all'altra coeterne e coeguali. (...) Il Padre non è stato fatto da alcuno: né creato, négenerato. Il Figlio è dal solo Padre: non fatto, né creato, ma generato. Lo Spirito Santo è dal Padre e dal Figlio: non fatto, né creato, né generato, ma da essi procedente.(...) ... il Signore nostro Gesù Cristo, Figlio di Dio, è Dio e uomo. È Dio, perché generato dalla sostanza del Padre fin dall'eternità; è uomo, perché nato nel tempo dalla sostanza della madre. Perfetto Dio, perfetto uomo: sussistente dall'anima razionale e dalla carne umana. Uguale al Padre nella divinità, inferiore al Padre nell'umanità. »
In seguito vennero elaborati altri simboli di fede in cui si riassumevano le dottrine precedenti e si trattavano altri punti controversi, ad esempio al XI Sinodo di Toledo (675) venne elaborata un'altra "confessione" attribuita in passato ad Eusebio di Vercelli, di cui si riporta solo l'inizio:
« Professiamo e crediamo che la santa ed ineffabile Trinità, il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo, secondo la sua natura è un solo Dio di una sola sostanza, di una sola natura, anche di una sola maestà e forza.
E professiamo che il Padre non (è) generato, non creato, ma ingenerato. Egli infatti non prende origine da nessuno, egli dal quale ebbe sia il Figlio la nascita, come lo Spirito Santo il procedere. Egli è dunque la fonte e l'origine dell'intera divinità. »


Icona rappresentante i tre angeli ospitati da Abramo a Mambre, allegoria della Trinità.
 Dipinta dal monaco-pittore russo Andrej Rublëv (1360-1427) e conservata a Mosca,Tretjakow Gallery.






Il logo della Comunità
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In basso, in primo piano, si staglia sul mondo - simboleggiato dalla semisfera blu - la Bibbia aperta sulla quale si intravede un passo emblematico del vangelo di Matteo: il capitolo 11, versetti 28 – 30. Dal centro della Bibbia spunta una croce, dalla quale si diramano rigogliosi tralci d’uva. Il vertice della croce svetta sul sole raggiante, contrassegnato in alto in corrispondenza delle estremità della croce, dai cosiddetti “nomina sacra” (cioè le contrazioni e abbreviazioni delle parole sacre adottate dagli scriba, nelle antiche trascrizioni delle sacre scritture per risparmiare tempo e dagli artisti bizantini per corredare le icone): “Ο ω Ν” che significa: “Colui che è” ed in basso da: “IС” “XC”, vale a dire “Gesù” “Cristo”.

Il sole rappresenta Dio Padre, la croce Gesù Cristo, le scritte in greco sottolineano che questi è il compimento delle Sacre Scritture.
Il Cristo è infatti, il “Verbo fatto carne” (Gv. 1, 1-18) il Dio con noi. Il Verbo Eterno del Padre, creatore del mondo e guida della storia ed egli stesso Dio, il Verbo invisibile che appare visibilmente, si fa uomo mortale, senza lasciare il Cielo, per ricondurre al Padre l’umanità dispersa. “nessuno conosce il Figlio se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare” (Mt. 11, 27).
Gesù è la “Via nuova e vivente” (Eb 10, 20) da seguire e la meta dove incontreremo il Padre, pertanto, la croce – Gesù che si staglia dal centro della Bibbia è appunto, simbolo di quella “Via” che porta alla salvezza, alla dimora del Padre.
Gesù è la vite “Io sono la vite e voi i tralci, chi rimane in me porta molto frutto…”. Solo rimanendo in Lui si porta frutto, solo in Lui si può accrescere il proprio piccolo granellino di senape che è la fede. Il brano evangelico di Matteo citato nel logo: “Venite a me voi tutti che siete affaticati ed oppressi ed io vi ristorerò” palesa la chiamata alla salvezza dei deboli, gli ultimi, le vittime della società ed è invito a fidarsi di Gesù che ci invita a portare il suo giogo: “Prendete il mio giogo su di voi e imparate da me che sono mite ed umile di cuore; e troverete riposo per le vostre anime. Il mio giogo è docile ed il mio carico leggero”.
La Bibbia dalla quale scaturisce la vite è dunque, anche simbolo dell’impegno che i cristiani devono svolgere per rinnovare se stessi ed il mondo,  ascoltando e vivendo la Parola e cercando di attuare “il comandamento dell’Amore”: “amate Dio con tutto voi stessi ed il prossimo, vostro, come voi stessi”. La Parola, colma di Spirito santo, porta infatti avanti il cammino della Chiesa. I protagonisti umani sono i suoi servitori e si affidano ad essa che ha il potere di edificare e di operare la salvezza. Il cristiano così diventa eco della Parola (Fil 1, 21) e diviene una lettera scritta con lo Spirito del Dio vivente, che può “essere letta da tutti gli uomini”. (2 Cor3, 2-3).
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