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III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)
19 marzo 2017

La conversazione di Gesù con la Samaritana si svolge sul tema dell’“acqua viva”. Quest’acqua è indispensabile alla vita, e non è sorprendente che, nelle regioni del Medio Oriente dove regna la siccità, essa sia semplicemente il simbolo della vita e, anche, della salvezza dell’uomo in un senso più generale.
Questa vita, questa salvezza, si possono ricevere solo aprendosi per accogliere il dono di Dio. È questa la convinzione dell’antico Israele come della giovane comunità cristiana. E l’autore dei Salmi parla così al suo Dio: “È in te la sorgente della vita” (Sal 036,10). Ecco la sua professione di fede: “Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio” (Sal 042,2). La salvezza che Dio porta viene espressa con l’immagine della sorgente che zampilla sotto l’entrata del tempio e diventa un grande fiume che trasforma in giardino il deserto della Giudea e fa del mar Morto un mare pieno di vita (Ez 47,1-12). Gesù vuole offrire a noi uomini questa salvezza e questa vita. Per calmare definitivamente la nostra sete di vita e di salvezza. “Io, sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10).

Antifona d'ingresso
Quando manifesterò in voi la mia santità,
vi raccoglierò da tutta la terra;
vi aspergerò con acqua pura
e sarete purificati da tutte le vostre sozzure
e io vi darò uno spirito nuovo”, dice il Signore. (Ez 36,23-26)

Colletta
Dio misericordioso, fonte di ogni bene,
tu ci hai proposto a rimedio del peccato
il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna;
guarda a noi che riconosciamo la nostra miseria
e, poiché ci opprime il peso delle nostre colpe,
ci sollevi la tua misericordia.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...


Prima lettura
Dacci acqua da bere.

Dal libro dell’Èsodo 17,3-7

In quei giorni, il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatto salire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?».
Allora Mosè gridò al Signore, dicendo: «Che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!».
Il Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani d’Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! Ecco, io starò davanti a te là sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà».
Mosè fece così, sotto gli occhi degli anziani d’Israele. E chiamò quel luogo Massa e Merìba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?».

Parola di Dio

Salmo responsoriale 94

Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore.

Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere».

Seconda lettura
L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito che ci è stato dato.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 5,1-2.5-8

Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio.
La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Gv 4,42.15)
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Signore, tu sei veramente il salvatore del mondo;
dammi dell’acqua viva, perché io non abbia più sete.
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

Vangelo
Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni 4,5-42

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.
Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Parola del Signore.


Una sorgente intera in cambio di un sorso d'acqua
Omelia padre Ermes Ronchi

Vuoi riannodare i fili di un amore? Gesù, maestro del cuore, ci mostra il metodo di Dio, in uno dei racconti più ricchi e generativi del Vangelo.
Gesù siede stanco al pozzo di Sicar; giunge una donna senza nome e dalla vita fragile. È l'umanità, la sposa che se n'è andata dietro ad altri amori, e che Dio, lo sposo, vuole riconquistare. Perché il suo amore non è stanco, e non gli importano gli errori ma quanta sete abbiamo nel cuore, quanto desiderio.
Questo rapporto sponsale, la trama nuziale tra Dio e l'umanità è la chiave di volta della Bibbia, dal primo all'ultimo dei suoi 73 libri: dal momento che ti mette in vita, Dio ti invita alle nozze con lui. Ognuno a suo modo sposo.
Dammi da bere. Lo sposo ha sete, ma non di acqua, ha sete di essere amato.
Gesù inizia il suo corteggiamento (la fede è la risposta al corteggiamento di Dio) non rimproverando ma offrendo: se tu sapessi il dono...
Il dono è il tornante di questa storia d'amore, la parola portante della storia sacra. Dio non chiede, dona; non pretende, offre: Ti darò un'acqua che diventa sorgente. Una sorgente intera in cambio di un sorso d'acqua. Un simbolo bellissimo: la fonte è molto più di ciò che serve alla tua sete; è senza misura, senza fine, senza calcolo. Esuberante ed eccessiva. Immagine di Dio: il dono di Dio è Dio stesso che si dona. Con una finalità precisa: che torniamo tutti ad amarlo da innamorati, non da servi; da innamorati, non da sottomessi.
Vai a chiamare colui che ami. Gesù quando parla con le donne va diritto al centro, al pozzo del cuore; il suo è il loro stesso linguaggio, quello dei sentimenti, del desiderio, della ricerca di ragioni forti per vivere. Solo fra le donne Gesù non ha avuto nemici.
Il suo sguardo creatore cerca il positivo di quella donna, lo trova e lo mette in luce per due volte: hai detto bene; e alla fine della frase: in questo hai detto il vero. Trova verità e bene, il buono e il vero anche in quella vita accidentata. Vede la sincerità di un cuore vivo ed è su questo frammento d'oro che si appoggia il resto del dialogo.
Non ci sono rimproveri, non giudizi, non consigli, Gesù invece fa di quella donna un tempio. Mi domandi dove adorare Dio, su quale monte? Ma sei tu, in spirito e verità, il monte; tu il tempio in cui Dio viene.
E la donna lasciata la sua anfora, corre in città: c'è uno che mi ha detto tutto di me... La sua debolezza diventa la sua forza, le ferite di ieri feritoie di futuro. Sopra di esse costruisce la sua testimonianza di Dio.
Un racconto che vale per ciascuno di noi: non temere le tue debolezze, ma costruiscici sopra. Possono diventare la pietra d'angolo della tua casa, del tempio santo che è il tuo cuore.

Omelia Bambini

"Se tu conoscessi il dono di Dio"
Commento a cura di Elisa Ferrini

La protagonista di questa domenica per certo è un elemento indispensabile per l'uomo: l'acqua!
Già dalla prima lettura nel libro dell'Esodo, Dio provvede a dissetare il popolo di Israele. Il popolo stanco e affranto, incolpa Mosè di trovarsi in quella situazione, nel deserto e senz'acqua assetato e provato dalla fatica del cammino, chiede addirittura a Mosè la spiegazione della liberazione se poi, si vedono "costretti a morire di sete nel deserto". Dio, che ha a cuore e desidera prendersi cura del Suo popolo, ascolta la loro preghiera e dimostra il Suo amore e la sua cura dandone segno concreto: l'acqua scaturisce dalla roccia nel deserto!
Allo stesso modo Gesù, dona acqua ad un deserto, che non è solo quello fisico (il pozzo era in un luogo spesso al di fuori del villaggio) ma che è il deserto del cuore.
Accade proprio così alla samaritana: decide di andare al pozzo in un orario assai diverso dagli altri (nessuno ci andava a mezzogiorno, nell'ora più calda!). Lei lo fa perché vuole nascondersi, perché la maggior parte delle persone la giudica e pensa male di lei, soprattutto parlano male di lei e la allontanano. Non riesce a togliersi di dosso i suoi sbagli, tutti la guardano solo per quello che ha fatto di "poco buono" ai loro occhi; così lei si sente sola, si vergogna...il suo cuore è deserto. Arriva al pozzo, luogo famoso per gli incontri dei padri con le loro mogli (se pensiamo a Giacobbe e Rachele, Isacco e Rebecca...).
Proprio al pozzo trova un uomo, e per giunta giudeo! Sappiamo che non correva buon sangue tra giudei e samaritani, per via della questione del Tempio che i samaritani si erano costruiti sul monte Garizim e per questo erano considerati impuri dai giudei! Quindi per questa donna c'è doppio stupore e diffidenza: un uomo al pozzo e per di più giudeo!? Che le chiede l'acqua quando lui, che è più forte, potrebbe prendersela da solo?!?!
Questo uomo non ha il necessario per prendere l'acqua e, agli occhi della samaritana, ha un atteggiamento assai strano; ma quello che la colpisce di più e che la fa restare lì ad ascoltare, è proprio quanto lui dice.
Dalle prime parole, resta assai colpita della sua risposta: " Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere", tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva".Che cosa vuol dire? Di quale acqua parla? Di certo la risposta è assai particolare per lei, ma forse le parole di Gesù avevano già iniziato ad entrarle dentro e a farla sentire meno sola, meno deserta. Quelle parole erano cariche di attenzione per lei, quell'attenzione che nessuno le dava più, parole che nessuno le rivolgeva più...
Per certo sarà stato come essere riempiti da tanto amore e sentirsi leggeri perché, nel parlare con Gesù, non solo ha scoperto con stupore che conosceva bene la sua storia, ma che non la giudicava per questo, anzi! Si sente amata ed accolta per quello che è, con tutta la sua storia di fatiche e di sbagli!
Il cuore della samaritana rifiorisce, è stato inondato dall'acqua viva di cui parlava Gesù.
Lei ha avuto fiducia ed ha creduto a quelle parole che piano piano le ridonavano la vita e la rendevano di nuovo donna amata e una persona come tutte e non solo...
"...chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna"
L'acqua di cui parla Gesù è quell'amore che invade il cuore e che fa sentire forti e coraggiosi. Infatti la dona torna indietro, lasciando tutto lì, per dire a tutti che Gesù è il Messia, che è Lui che salva dal deserto del cuore e dona vita anche dove si sono perse le speranze!!
Non ha più vergogna del giudizio degli altri, né di aver sbagliato, perché sente che, ora, riconosce chi sa amarla ed accoglierla!
Se ci pensiamo bene, in fondo, anche a noi la cosa che più ci dà carica e non ci fa temere nulla è sapere che, qualsiasi cosa facciamo, abbiamo sempre qualcuno che ci ama per ciò che siamo (pensiamo ai nostri genitori, i nonni, gli amici più cari...) sappiamo che possiamo permetterci di essere noi stessi e di essere amati sempre, anche quando ci accorgiamo di non essere stati proprio un esempio. La samaritana si era ben accorta di questo e non lo nascondeva, solo lo viveva come una condanna. Quando non si sente condannata, ma anzi si sente amata ed accolta, lì davvero riconosce la via giusta.
Questo incontro mi fa venire in mente un episodio avvenuto non molto tempo fa, ad un bambino di una mia classe. E' un bambino spesso arrabbiato perché la vita non è stata facile con lui (ed ha solo 8 anni!!). Ogni volta che si comporta male, pensa di non meritarsi amore e così si arrabbia sempre di più, trattando male chi gli è vicino. Una volta è successo che, per fargli capire il suo errore, il papà non gli ha più parlato. Ovviamene non è stata una cosa facile nemmeno per il papà che, da solo, non sapeva come fare. Per fortuna si è reso conto che poteva esserci un modo migliore per fargli capire quello che aveva fatto; così ha iniziato a parlare con lui, a capire la sua rabbia e ad accoglierlo anche dopo momenti in cui riusciva a controllarsi di meno. Piano piano anche l'atteggiamento del bambino ha iniziato a cambiare, riusciva a controllarsi di più perché si sentiva accolto, perché sapeva che il suo papà gli sarebbe sempre e comunque stato accanto. Anche con i compagni ha iniziato ad essere più tranquillo e ad essere meno temuto da loro. Ha tirato fuori le sue doti più belle, che con quegli atteggiamenti nascondeva; così tutta la sua generosità, simpatia e intelligenza sono un'esplosione per lui e per chi gli è vicino. Oltre a chi gli è intorno è soprattutto più felice lui!
Davvero l'amore chiama amore e se Dio ci invade di amore e ci fermiamo a sentirlo, saremo capaci anche noi di donarne e così una catena grandissima e lunghissima.
Prendiamoci questa settimana per fermarci a sentire dove ci sentiamo amati per poter riconoscere l'amore di Dio e proviamo ad impegnarci ad donare a, nostra volta, amore così da iniziare questa meravigliosa catena di gioia! Sì, perché amare dona gioia!!!!
Buona domenica di acqua viva nel nostro cuore.


La Preghiera

Tu rechi un tesoro, Gesù,
eppure mi vieni accanto come un povero,
come uno che domanda da bere.
La tua sete non manca
Di suscitare in me una certa perplessità
Ma in fondo finisce col ricordarmi
L’arsura che mi porto dentro
E che non trova risposte adeguate.
Ti ascolto, Gesù, mi lascio condurre dalla tua Parola,
e mi sento proporre un’acqua
ben diversa da quella che ho bevuto finora.
Ho plasmato la mia sete con l’acqua piovana,
l’acqua che sa di fango,
l’acqua raccolta con tanta fatica.
Tu mi offri una sorgente di acqua
Che zampilla per sempre,
una risposta capace di abitare il desiderio che mi abita.
Ecco perché anch’io, come la samaritana,
mi abbandono a te,
lascio cadere le mie difese, ammetto le mie fragilità,
accetto che le tue parole scandaglino
le profondità del mio cuore.
Ecco perché anch’io ti riconosco
Come un profeta, come il Messia,
e infine come il salvatore del mondo.
E a te rivolgo la mia invocazione:
ho sete di te, Signore, del tuo amore.
Da te sgorga un’acqua che dà la vita eterna.
Amen!

SANTISSIMA TRINITA' e Logo della Comunità







Ma ora alziamo il nostro sguardo verso Dio e chiediamogli di dirci qualcosa di più di Se stesso, di spiegarci com’è fatto e qual è il segreto della Sua perfezione…
E Dio – che è buonissimo con le sue creature – si è degnato di risponderci, e ci ha detto:
Io sono LA SANTISSIMA TRINITÀ”.

E ci ha spiegato: “Pur essendo Uno solo, io vivo in tre Persone, una uguale all’altra, che si amano di amore eterno ed infinito e che formano come una sola famiglia, anzi un solo Essere, l’Essere divino”.
E soggiunge: “Questa è la perfezione infinita, questo è Dio:
 la Santissima Trinità!”.

 – Dio è uno solo?

Dio è uno solo, ma in tre persone uguali e distinte, che sono la santissima Trinità.

Poi Dio ha voluto metterci a parte del Suo più geloso segreto, e ci ha rivelato il Suo Nome:

PADRE, FIGLIO, SPIRITO SANTO”

Caro amico, non meravigliarti se il Nome di Dio è fatto di tre parole, perché, come sai, Dio è una famiglia di tre Persone (la Santissima Trinità) che vive d’amore e, amandosi, è infinitamente felice:
Il Padre guarda sempre il suo unico Figlio nel quale ha posto ogni sua gioia; e il loro Spirito d’amore li unisce tra loro in una felicità senza principio e senza fine.

– Come si chiamano le tre Persone della Santissima Trinità?

Le tre Persone della Santissima Trinità si chiamano 
Padre, Figlio e Spirito Santo.
Perciò quando vuoi parlare con Dio, cioè quando vuoi pregare, tu puoi rivolgerti personalmente al Padre o al Figlio o allo Spirito Santo, perché OGNUNO DI ESSI È DIO, e parlando con ognuna delle tre Persone divine, tu parli con tutto Dio!
Tuttavia le tre Persone divine (simboleggiate nel disegno dai tre cerchi) non sono tre dei, ma UN DIO SOLO, cioè una sola Natura divina (simboleggiata dal grande triangolo).

– Ogni Persona della Santissima Trinità è Dio?
Sì, ogni Persona della Santissima Trinità è Dio.

 – Se ogni Persona divina è Dio, le tre Persone divine sono dunque tre Dei?
Le tre Persone divine non sono tre Dei, ma un Dio solo, perché hanno la stessa unica natura o sostanza divina.
Se con il nostro occhio fissiamo direttamente la luce del sole, ne restiamo accecati e non vediamo più nulla.
Ciò avviene non perché il sole abbia perso improvvisamente la propria luminosità ma, al contrario, perché è “troppo luminoso” per la nostra debole vista.
Allo stesso modo, se con la nostra ragione umana volessimo fissare e conoscere il mistero della Santissima Trinità, ne rimarremmo accecati, senza comprendere nulla.
Ciò avviene non perché IL MISTERO della Santissima Trinità (tre Persone realmente distinte che sono un Dio solo) sia “poco vero”, ma – al contrario – perché è “troppo vero” e perciò incomprensibile per la nostra debole ragione!

– Comprendiamo noi come le tre Persone divine, benché realmente distinte, sono un Dio solo?
Noi non comprendiamo né possiamo comprendere come le tre Persone divine, benché realmente distinte, sono un Dio solo: è un mistero.
Non solo il Mistero della Santissima Trinità, ma OGNI VERITÀ DIVINA È MISTERO per la nostra ragione, perché Dio è infinitamente superiore ad ogni creatura.
Tuttavia i Misteri divini non sono contrari alla nostra ragione, perché anch’essa è uscita dalle mani di Dio ed è fatta per conoscere la Verità. Se non arriva a comprenderla è perché è troppo debole, e non perché la Verità sia meno vera.
Perciò, su questa terra, noi possiamo conoscere veramente Dio solo con la Fede, cioè credendo nella Sua parola. In Paradiso poi Lo comprenderemo pienamente, perché “Lo vedremo faccia a faccia”.

      Che cos’è un mistero?

Mistero è una verità superiore ma non contraria alla ragione, che crediamo perché Dio l’ha rivelata.



Santissima Trinità
Santissima Trinità
La Trinità di Masaccio

Dio, uno e trino


Attributi





Schema della relazione trinitaria fra Padre, Figlio e Spirito Santo secondo le chiese cristiane di origine latina come la Chiesa cattolica.
La Trinità è la dottrina centrale delle più diffuse chiese cristiane quali la cattolica e quelle ortodosse, oltre che delle Chiese riformate storiche come quella luterana, quella calvinista e quella anglicana. Ma oltre il fatto che tale dottrina non viene presentata in modo univoco, esiste tutt'oggi una minoranza di chiese cristiane che si dichiarano anti-trinitarie, come i Mormoni e i Testimoni di Geova.
La dottrina si è precisata nell'ambito del Cristianesimo antico: prima nel credo del primo concilio di Nicea (325), poi nel credo niceno-costantinopolitano (381), dove venne affermato come primo articolo di fede l'unicità di Dio e, come secondo, la divinità di Gesù Cristo figlio di Dio e Signore, a seguito, tra le altre, della controversia suscitata da Ario, che negava quest'ultima.
Il dogma della "trinità" è in relazione alla natura divina: esso afferma che Dio è uno solo, unica e assolutamente semplice è la sua "sostanza", ma comune a tre "persone" (o "ipòstasi") della stessa numerica sostanza (consustanziali) e distinte. Ciò non va interpretato come se esistessero tre divinità (politeismo) né come se le tre "persone" fossero solo tre aspetti di una medesima divinità (modalismo). Le tre "persone" (o, secondo il linguaggio mutuato dalla tradizione greca, "ipòstasi") sono in effetti ben distinte ma formate della stessa sostanza:
·                    Dio Padre, creatore del cielo e della terra e Padre celeste del mondo;
·                    il Figlio: generato dal Padre prima di tutti i secoli, fatto uomo nella persona diGesù Cristo nel seno della Vergine Maria, il Redentore del mondo.
·                    lo Spirito Santo che è l'"amore" perfetto e divino (in greco agàpe) che il Padre e il Figlio mandano ai discepoli di Gesù per far loro comprendere e testimoniare leverità rivelate.
Al mistero della "trinità"[6] è dedicata, nella Chiesa cattolica, la solennitàdella Santissima Trinità, che ricorre ogni anno, la domenica successiva allaPentecoste.

Indice

·                                 1 Origine del termine e della nozione
·                                 2 Sviluppo della nozione nei teologi e nei confronti conciliari del IV e V secolo
o                                        2.1 Unicità e Trinità di Dio
o                                        2.2 La Trinità e Agostino
o                                        2.3 Creazione dell'Universo
o                                        2.4 Natura e ruolo di Gesù
·                                 3 Origine e sviluppo della dottrina
·                                 4 La controversia ariana
·                                 5 La Trinità nei primi scritti cristiani
·                                 6 Oriente e Occidente
·                                 7 Simboli di fede
·                                 8 Posizioni antitrinitarie
·                                 9 Ordini e congregazioni della Santissima Trinità
·                                 10 Note
·                                 11 Voci correlate
·                                 12 Altri progetti
·                                 13 Collegamenti esterni

Origine del termine e della nozione 

Il termine "trinità" deriva dal latino trīnĭtas-ātis (a sua volta da trīnus = di tre, aggettivo distributivo di trēs, 'tre') e fu utilizzato per la prima volta da Tertulliano nel 220 dopo Cristo;[7] l'analogo greco τριας (triás) compare precedentemente in Teofilo di Antiochia (morto nel 181 dopo Cristo).[8]
Se il termine "trinità" non è certamente antecedente al II secolo, la nozione che rappresenta sembrerebbe invece apparire già a partire dal Vangelo di Matteo:
(EL)
« πορευθέντες ο
ν μαθητεύσατε πάντα τ θνη, βαπτίζοντες ατος ες τ νομα το πατρς κα το υο κα το γίου πνεύματος[9] »
(IT)
« Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo »
(Vangelo di Matteo XXVIII, 19)
Il teologo cattolico Joseph Doré ha sostenuto che l'espressione al singolare eis to onoma ς τ νομα) ovvero "nel nome" unitamente alle due ricorrenze della congiunzione kai (κα), "e", quindi nel significato di "del Padre 'e' del Figlio 'e' dello Spirito Santo" evidenzierebbe la presenza di un credo già trinitario; si tenga presente però che il Vangelo di Matteo è datato tra l'85 e il 90 dopo Cristo, e sulla lingua della redazione originale non c'è consenso tra gli studiosi.
Allo stesso modo e in tale senso potrebbero essere letti alcuni altri passi dei Vangeli canonici:
(EL)
« βαπτισθε
ς δ ησος εθς νέβη π το δατος κα δο νεχθησαν ο ορανοί, κα εδεν πνεμα θεο καταβανον σε περιστερν ρχόμενον π’ ατόν[14] »
(IT)
« Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. »
(Vangelo di Matteo III, 16)

(EL)
« κα
ποκριθες γγελος επεν ατ, πνεμα γιον πελεύσεται π σέ, κα δύναμις ψίστου πισκιάσει σοι· δι κα τ γεννώμενον γιον κληθήσεται, υἱὸς θεο[15] »
(IT)
« Le rispose l'angelo: "Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio »
(Vangelo di Luca I, 35)
e in particolar modo in alcuni passi del "discorso dopo la cena" riportato nel Vangelo di Giovanni:
(EL)
« πιστεύετέ μοι
τι γ ν τ πατρ κα πατρ ν μοί· ε δ μή δι τ ργα ατ πιστεύετε μοι
 »
(IT)
« Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetemi per le opere stesse. »
(Vangelo di Giovanni XIV, 11, traduzione CEI)

(EL)
« καγ
ρωτήσω τν πατέρα κα λλον παράκλητον δώσει μν, να μεθ’ μν ες τν αἰῶνα τ πνεμα τς ληθείας, κόσμος ο δύναται λαβεν, τι ο θεωρε ατ οδ γινώσκει· μες γινώσκετε ατό, τι παρ’ μν μένει κα ν μν στιν
 »
(IT)
« Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. »
(Vangelo di Giovanni XIV, 16-7, traduzione CEI)

(EL)
« 
δ παράκλητος τ πνεμα τ γιον, πέμψει πατρ ν τ νόματι μου κενος μς διδάξει πάντα κα πομνήσει μς πάντα επον μν γώ. »
(IT)
« Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v'insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. »
Joseph Doré[19] nota anche qui che se il termine greco πνεμα (pneúma, "spirito", "soffio") è certamente neutro esso viene indicato con il pronome relativo al maschile come ad evidenziarne la personificazione.
Lo storico delle religioni italiano Pier Cesare Bori spiega al riguardo:
« La teologia degli scritti di Giovanni è diversa negli strumenti concettuali: nel Prologo del Vangelo, per comprendere la natura e il ruolo della funzione messianica di Gesù, diventa fondamentale la categoria del Lógos, la parola creatrice che "è con Dio, ed è Dio" (stessa idea di preesistenza in Colossesi I,15 ed Ebrei I,6). Un ruolo importante in questi sviluppi dottrinali dovette avere, più che la filosofia ellenistica, la speculazione giudaica del tempo, che attribuiva un grande ruolo a potenze intermedie tra Dio e l'uomo, prime fra tutte il Lógos e la Sapienza divina, tendenzialmente ipostatizzate. Il risultato complessivo è l'affermazione della divinità di Gesù, e dello Spirito, uniti nell'invito finale di Matteo, 28,18, a battezzare "nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo". Una formula trinitaria che presiede all'evoluzione che porterà alle formulazioni trinitarie e cristologiche dei concili del IV e V secolo. Al termine il monoteismo biblico riceve una enunciazione completamente nuova: la sostanza, o natura unica divina, contiene tre ipostasi o tre persone; la seconda ipostasi unisce in sé nell'incarnazione due nature, quella divina e quella umana. »
(Pier Cesare Bori. Dio (ebraismo e cristianesimo), in Dizionario delle religioni (a cura di Giovanni Filoramo) Torino, Einaudi, 1993, pag.205)
Allo stesso modo vi sono dei richiami alle tre figure divine nelle lettere attribuite agli apostoli:
(EL)
« 
χάρις το κυρίου ησο [Χριστο] κα γάπη το θεο κα κοινωνία το γίου πνεύματος μετ πάντων μν »
(IT)
« La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi »

(EL)
« κατ
πρόγνωσιν θεο πατρς ν γιασμ πνεύματος ες πακον κα αντισμν αματος ησο Χριστο, χάρις μν κα ερήνη πληθυνθείη. »
(IT)
« secondo la prescienza di Dio Padre, mediante la santificazione dello Spirito, per obbedire a Gesù Cristo e per essere aspersi del suo sangue: grazia e pace a voi in abbondanza. »
La teologa cattolica Catherine Mowry Lacugna ha riportato che esegeti e teologi sono concordi nel dire che il Nuovo Testamento non contiene una esplicita dottrina della Trinità e che non c'è alcun riferimento alla dottrina della Trinità nell'Antico testamento. Lo studioso cattolico William J. Hill ha invece parlato di "trinitarismo elementare", che ha indicato nella Prima lettera di Clemente (cfr. 58 e 46), ove l'autore si richiama espressamente a Dio Padre, al Figlio, allo Spirito menzionando tutti e tre insieme, e nella Lettera agli Efesini di Ignazio di Antiochia (cfr. 9), che chiama il cristiano a "incorporarsi" nel tempio divino come per diventare uno con Cristo, nello Spirito fino alla filiazione del Padre. Anche per Hill in ogni caso la soluzione trinitaria era ancora ben lontana[24].

Sviluppo della nozione nei teologi e nei confronti conciliari del IV e V secolo 

Come è possibile affermare che Dio è "uno e trino"? Secondo la fede cristiana la natura divina è al di là della conoscenza scientifica, ed è incomprensibile e non conoscibile se non fosse per quanto è dato sapere attraverso la rivelazione divina. Quindi la dottrina trinitaria non è una conoscenza, come quella dell'esistenza di Dio, a cui si potrebbe pervenire attraverso la ragione umana o la speculazione filosofica, sebbene anch'essa non sia dimostrabile. Tuttavia molti teologi e filosofi cristiani (cfr. Agostino di Ippona) hanno scritto innumerevoli trattati per spiegare la paradossale identità unica e trina di Dio, che è un mistero della fede, un dogma (cioè una verità irrinunciabile anche se non compiutamente dimostrabile) in cui ogni cristiano-cattolico è tenuto a credere (dal Concilio di Nicea del 325 E.V. in poi) se vuol essere tale.

Unicità e Trinità di Dio 

Dio è uno solo, e la divinità unica. La bibbia ebraica pone questo articolo di fede sopra tutti gli altri, e lo circonda di numerosi ammonimenti a non abbandonare questo fondamento della fede, mantenendo la fedeltà al patto che Dio ha fatto con gli ebrei: "Ascolta Israele, il Signore nostro Dio è uno solo", "tu non avrai altri dei di fronte a me" e anche "Questo ha detto il Signore re d'Israele e suo redentore, il Signore delle schiere: io sono il primo e l'ultimo, e oltre a me non c'è alcun Dio". Ogni formula di fede che non insista sull'unicità di Dio, o che associ nell'adorazione un altro essere diverso da Dio, oppure che ritenga che Dio possa venire all'esistenza nel tempo anziché essere Dio dall'eternità, è contraria alla conoscenza di Dio, secondo la comprensione trinitaria dell'Antico Testamento. Lo stesso tipo di comprensione è presente nel Nuovo Testamento: Non c'è altro Dio se non uno. Gli "altri dei" di cui parla San Paolo non sono affatto dèi, ma sostituti di Dio, cioè esseri mitologici o demoni.
Secondo la visione trinitaria, è scorretto dire che il Padre o il Figlio, in quanto alla divinità, siano due esseri. L'affermazione centrale e cruciale della fede cristiano-cattolica è che esiste un solo salvatore, Dio, e la salvezza è manifestata in Gesù Cristo, attraverso lo Spirito Santo. Lo stesso concetto può essere espresso in quest'altra forma:
1.     Soltanto Dio può salvare
2.     Gesù Cristo salva
3.     Gesù Cristo è Dio
In parole semplici è possibile esprimere il mistero della Trinità nell'Unità dicendo che il solo Dio si conosce (nel suo Figlio, Verbo, Pensiero, Sapienza) e si ama in esso (Spirito Santo, Amore).

La Trinità e Agostino 


La Coronazione della Vergine, di Diego Velázquez (1645),Museo del Prado
A tale proposito è interessante leggere quanto scritto da sant'Agostino nel De Trinitate e in altre opere per tentare una chiarificazione del concetto di unica Sostanza e tre Persone. Nell'uomo, ragiona Agostino, si può distinguere la sua realtà corporale (esse), la sua intelligenza (nosse) e la sua volontà (velle). Se Dio ha creato l'uomo a propria immagine e somiglianza è allora necessario che questi tre aspetti appartengano anche alla Divinità, anche se in modo perfetto e divino, non imperfetto e umano: così Dio è Essere (Padre), Verità (Figlio) e Amore (Spirito Santo). Ecco alcune citazioni bibliche al riguardo:

«  Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». Poi disse: «Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi». »   (Esodo 3, 14)




«  Gli disse Gesù: "Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me". »   (Giovanni 14, 6)




«  Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui. »   (1 Giovanni 4, 16)


Creazione dell'Universo 

La creazione dell'universo viene attribuita alla Trinità tutta intera; Dio Padre crea l'universo per mezzo del Figlio ("il Verbo","la Parola") e "donando" o "riempendolo" di Spirito Santo.
Il credo recita infatti:
« Per mezzo di lui [il Figlio] tutte le cose sono state create »


La fonte di questa interpretazione è in Genesi, al primo capitolo, Dio crea il mondo attraverso la Parola, espresso con la duplice formula: "Dio disse..." e "Dio chiamò ...". Questo è appunto il Verbo di Dio, ossia nella visione cristiana proprio la seconda persona della Trinità, ovvero il Cristo. Valga, a titolo di esempio il racconto della creazione:
Primo giorno:

« Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu »   ( Genesi 1, 3)




« e chiamò la luce giorno e le tenebre notte »   ( Genesi 1, 5)


Secondo giorno:

« Dio disse: «Sia il firmamento in mezzo alle acque... »   ( Genesi 1, 6)




« Dio chiamò il firmamento cielo. »   ( Genesi 1,6)


e così prosegue nei "giorni" successivi con lo stesso schema, fino alla creazione dell'Uomo:

« E Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, »   ( Genesi 1, 26)


Anche lo Spirito Santo, che è la relazione d'amore fra il Dio Padre e il Figlio, terza persona della Trinità, partecipa alla creazione:

« La terra era informe e vuota, le tenebre coprivano la faccia dell'abisso e lo Spirito Santo aleggiava sulla superficie delle acque »   ( Genesi 1, 2)


Natura e ruolo di Gesù 

La Santísima Trinidad
di Francesco Cairo (1630), Museo del Prado
In ambito teologico trinitario viene fatta una distinzione fra la Trinità da un punto di vista "ontologico" (ciò che Dio è) e da un punto di vista "economico" (ciò che Dio fa). Secondo il primo punto di vista le persone della Trinità sono uguali, mentre non lo sono dall'altro punto di vista, cioè hanno ruoli e funzioni differenti.
L'affermazione "figlio di", "Padre di" e anche "spirito di" implica una dipendenza, cioè una subordinazione delle persone. Il trinitarismo ortodosso rifiuta il "subordinazionismo ontologico", esso afferma che il Padre, essendo la fonte di tutto, ha una relazione monarchica con il Figlio e lo Spirito. Ireneo di Lione, il più importante teologo del II secolo, scrive: "Il Padre è Dio, e il figlio è Dio, poiché tutto ciò che è nato da Dio è Dio."
Simili affermazioni sono presenti in altri scrittori pre-niceni, cioè prima dello scoppio della controversia ariana:
« vediamo ciò che avviene nel caso del fuoco, che non è diminuito se serve per accenderne un altro, ma rimane invariato; e ugualmente ciò che è stato acceso esiste per se stesso, senza inferiorità rispetto a ciò che è servito per comunicare il fuoco. La Parola di Sapienza è in sé lo stesso Dio generato dal Padre di tutto. »
Immagine ripresa anche da scrittori successivi:
« Noi non togliamo al Padre la sua Unicità divina, quando affermiamo che anche il Figlio è Dio. Poiché egli è Dio da Dio, uno da uno; perciò un Dio perché Dio è da Se stesso. D'altro lato il Figlio non è meno Dio perché il Padre è Dio uno. Poiché l'Unigenito Figlio non è senza nascita, così da privare il Padre della Sua unicità divina, né è diverso da Dio, ma poiché Egli è nato da Dio. »
(Ilario di Poitiers, De Trinitate)
Se Gesù Cristo nel vangelo di Giovanni viene chiamato l'unigenito Figlio di Dio, evidenziando con questa affermazione il suo essere ontologicamente in Dio, secondo la dottrina ortodossa Gesù è anche diventato una creatura con l'incarnazione, svolgendo un ruolo "ministeriale", e in un certo senso subordinato in relazione a Dio, nei confronti dell'umanità. Viene pertanto chiamato "primogenito" in altri passi, in riferimento alla creazione e redenzione, ad esempio è detto "immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione... egli è principio, primogenito dei risuscitati". La distinzione è ripresa nell'affermazione che Gesù fa quando dice che dovrà"ascendere al Padre mio e Padre vostro, Iddio mio e Iddio vostro", distinguendo così fra l'essere figlio di Dio in senso proprio (caratteristico di Gesù) e in senso figurato (caratteristico degli uomini).
Atanasio di Alessandria sviluppa questa distinzione commentando il passo evangelico in cui Gesù dichiara di non conoscere il giorno e l'ora della fine del mondo:
« "Ancora un altro passo che è detto bene, viene interpretato male dagli ariani: Voglio dire che "Quanto a quel giorno e a quell'ora, nessuno li conosce, neppure gli angeli, neppure il figlio." Ma essi ritengono che avendo detto "neppure il figlio", egli, in quanto ignorante, abbia rivelato di essere creatura. Ma la cosa non sta così, non sia mai! Come infatti dicendo: "Mi ha creato", lo ha detto in riferimento all'umanità, così, anche, dicendo: "neppure il Figlio", si è riferito alla sua umanità. ... Poiché infatti è diventato uomo, ed è proprio dell'uomo ignorare, come l'aver fame e il resto (infatti l'uomo non sa se non ascolta e apprende) egli, in quanto uomo, ha dato a vedere anche l'ignoranza propria degli uomini per questo motivo: in primo luogo per dimostrare di avere veramente un corpo umano, poi anche perché, avendo nel corpo l'ignoranza propria dell'uomo, dopo aver mondato e purificato tutta l'umanità, la presentasse al Padre perfetta e santa. ..... quando dice: Io e il Padre siamo una cosa sola e Chi ha visto me ha visto il Padre e Io nel Padre e il Padre in me, dimostra la sua eternità e la consustanzialità col Padre. .... Nel vangelo di Giovanni i discepoli dicono al Signore: Ora sappiamo che tu sai tutto... »
(Atanasio, Seconda Lettera a Serapione, trad. M. Simonetti)

Origine e sviluppo della dottrina 

La nozione dell'unicità di Dio e di Gesù Cristo come "Dio da Dio" e consunstanziale al Padre è stata affermata come articolo di fede alprimo concilio di Nicea (325) e sviluppata nei successivi concili ecumenici. Il termine trinità non è utilizzato nel credo niceno, ma il termine è precedente e rintracciabile già in scrittori ecclesiastici come Tertulliano.
Nel Nuovo Testamento il termine non compare, tuttavia la cristologia di Giovanni, che presenta Cristo come Logos di Dio, (cioè verbo e ragione), assieme ad alcune affermazioni di Paolo di Tarso, sono stati considerate dai Cristiani come le basi per lo sviluppo della dottrina trinitaria. Per la Chiesa in più punti del Nuovo Testamento si ravviserebbe il carattere trinitario di Dio, ad esempio quando Gesù dice: "Il Padre ed io siamo una cosa sola" od ancora nel Prologo del Vangelo di Giovanni: " In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio."
In un saggio sulla divinità di Gesù nel Nuovo Testamento il biblista americano Raymond E. Brown ipotizza che Gesù è chiamato Dio nel Nuovo Testamento, ma lo sviluppo è stato graduale e non è emerso fino a un'epoca tarda nella tradizione neotestamentaria:
« ... nella fase più antica del cristianesimo prevale l'eredità dell'Antico Testamento nell'utilizzo del termine Dio, per cui Dio era un titolo troppo ristretto per essere applicato a Gesù. Esso si riferisce strettamente al Padre di Gesù, al Dio da lui pregato. Gradualmente, (negli anni 50 e 60 d.C. ?), con lo sviluppo del pensiero cristiano Dio venne compreso in un'accezione più ampia. Si vide che Dio rivelò così tanto di sé stesso in Gesù al punto che Dio includeva sia Padre che il Figlio." »
(Does the New Testament call Jesus God?)
Lo sviluppo completo della dottrina si ebbe in seguito, anche in reazione alle dottrine di Ario che introdusse le sue interpretazioni subordinazioniste di Gesù come essere semidivino (vedi eresia ariana).
Molti termini che si impiegano per esplicitare questo insegnamento sono stati mutuati dalla filosofia greca e ulteriormente approfonditi per evitare di esprimere concetti erronei. Tra questi si possono citare: sostanza, ipostasi e relazione.
La dottrina trinitaria è stata accolta dalla maggior parte dei Protestanti, particolarmente dal protestantesimo storico (di cui fa parte fra gli altri il luteranesimo e calvinismo).

La controversia ariana 

La causa che portò alla convocazione del primo concilio di Nicea fu la disputa ariana, che giunse a una svolta all'inizio del IV secolo d.C. I protagonisti furono tre teologi-filosofi provenienti da Alessandria d'Egitto. Da una parte c’era Ario, e dall'altra gli ortodossi Alessandro e Atanasio. Ario affermava che il Figlio non fosse della stessa essenza, o sostanza, del Padre e che lo Spirito Santo fosse una persona ma inferiore a entrambi. Parlava di una “triade” o “Trinità”, pur considerandola formata di persone ineguali, delle quali solo il Padre non era stato creato.
D'altra parte Alessandro e Atanasio sostenevano che le tre persone della Divinità fossero della stessa sostanza e che pertanto non fossero tre Dèi, ma uno solo, sebbene il Padre fosse il "primo" e la causa delle altre due.
Ario, "volendo difendere il monoteismo più rigoroso, secondo cui Dio è trascendente" accusò Atanasio di reintrodurre il politeismo. In effetti l'arianesimo viene considerato da molti studiosi moderni come il ramo più rigoroso del subordinazionismo cristologico dei primi padri della Chiesa (Giustino, Origene, Tertulliano, Erma, Ireneo di Lione ecc.), i quali ancora non si interrogavano sul rapporto fra le persone della divinità. Atanasio accusò Ario di reintrodurre il politeismo, dal momento che distingueva la natura divina delle tre persone.
Accanto a Dio, Ario poneva infatti una creatura "che può essere chiamata dio in modo improprio" ("Dizionario Mondadori di Storia Universale"), considerato il Figlio di Dio ma ritenuto da egli semplicemente "la prima creatura di cui il Padre si era servito per compiere la creazione", incarnatosi in Gesù, simile ma non uguale a Dio, che avrebbe avuto esistenza dal nulla, affermando che "generare" e "creare" fossero sinonimi. Gli ortodossi invece ribadivano l'assoluta unità di Dio, e se il Logos era divino, (come era affermato nel prologo di Giovanni "il Logos era Dio"), ciò non comportava una suddivisione o una moltiplicazione di dei, ma Dio era sempre uno solo. In questo senso il termine "generazione" indicava l'unità della natura e non andava inteso in senso temporale e umano, con un prima e un dopo, ma il Figlio era eternamente generato, cioè era sempre stato insito in Dio. Al tempo opportuno il Verbo si sarebbe incarnato in Gesù, in un processo di abbassamento e annichilimento, e l'unione della natura divina e di quella umana nella persona di Gesù diede origine ad un'altra serie di controversie nei secoli successivi.
La controversia ariana non terminò a Nicea. L'arianesimo ebbe grande fortuna nell'Impero romano e in certi momenti presso la corte imperiale. Molte tribù germaniche che invasero l'impero romano professavano un cristianesimo ariano e lo diffusero in gran parte dell'Europa e dell'Africa settentrionale, dove continuò a prosperare fino a gran parte del VI secolo, e in alcune zone anche più a lungo.

La Trinità nei primi scritti cristiani 

Santissima Trinità,
 di Hendrick van Balen (anni 20 del XVII secolo), Sint-Jacobskerk, Anversa
I primi scrittori cristiani così si esprimono al riguardo:
« Noi non togliamo al Padre la sua Unicità divina, quando affermiamo che anche il Figlio è Dio. Poiché egli è Dio da Dio, uno da uno; perciò un Dio perché Dio è da Se stesso. D'altro lato il Figlio non è meno Dio perché il Padre è Dio uno. Poiché l'Unigenito Figlio non è senza nascita, così da privare il Padre della Sua unicità divina, né è diverso da Dio, ma poiché Egli è nato da Dio. »
(Ilario di Poitiers De Trinitate)

« Quando affermo che il Figlio è distinto dal padre, non mi riferisco a due dèi, ma intendo, per così dire, luce da luce, la corrente dalla fonte, ed un raggio dal sole »
(Ippolito)

« Il carattere distintivo della fede in Cristo è questo: il figlio di Dio, ch'è Logos Dio in principio infatti era il Logos, e il Logos era Dio - che è sapienza e potenza del Padre Cristo infatti è potenza di Dio e sapienza di Dio - alla fine dei tempi si è fatto uomo per la nostra salvezza. Infatti Giovanni, dopo aver detto: In principio era il Logos, poco dopo ha aggiunto e il logos si fece carne, che è come dire: diventò uomo. E il Signore dice di sé: perché cercate di uccidere me, un uomo che ha detto la verità? e Paolo, che aveva appreso da lui, scrive: Un solo Dio, un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo »
(Atanasio di Alessandria, Seconda lettera a Serapione)

Oriente e Occidente 


L'interpretazione trinitaria nella chiesa latina si differenzia da quella greca. Se entrambe le Chiese, infatti, riconoscono l'unità delle tre Persone divine nell'unica natura indivisa, per cui ciascuna di esse è pienamente Dio secondo gli attributi (eternità, onnipotenza, onniscienza ecc.), ma ciascuna è a sua volta distinta e inconfondibile rispetto alle altre due, è altresì vero che nasce il problema di comprendere le relazioni che intercorrono fra di esse.
Con il simbolo niceno-costantinopolitano, approvato nel primo concilio di Costantinopoli (381 d.C.), si afferma che il Figlio è generato dal Padre, mentre lo Spirito Santo è spirato dal Padre. Il Padre è dunque l'unica origine della Trinità. Col Concilio di Toledo, però, e con i suoi successivi sviluppi, la Chiesa latina, usando una terminologia diversa, stabiliva unilateralmente che lo Spirito Santo procede anche dal Figlio (la questione del cosiddetto Filioque), cioè che è la terza persona. Gli ortodossi rifiutano tuttora tale sviluppo, temendo che essa renda il Figlio concausa dello Spirito Santo; per questo preferiscono parlare, secondo la teologia greca, di "spirazione dal Padre attraverso il Figlio" (proposta da grandi teologi come san Gregorio di Nissa, san Massimo il Confessore e sanGiovanni Damasceno), pur non introducendo questa specificazione nel Credo. La Chiesa cattolica ritiene valide entrambe le versioni, infatti le chiese cattoliche orientali utilizzano nella liturgia la versione priva del Filioque.
Anche altri gruppi cristiani hanno rifiutato il Filioque; in particolare bisogna citare il caso dei vetero-cattolici, che accettano la validità dei primi sette concili ecumenici, rifiutando le dottrine cattoliche successive. Invece le Chiese nate dalla riforma hanno generalmente accettato questo dogma nella versione occidentale (comprensivo, cioè, del Filioque).

Simboli di fede 

La dottrina della Trinità è espressa in alcuni Simboli di fede, cioè proposizioni il più possibile chiare e prive di ambiguità che si riferiscono a punti controversi della dottrina. Ad esempio al primo concilio di Nicea venne approvato il seguente paragrafo (dal cosiddetto credo di Nicea) relativo al significato di Figlio di Dio riferito a Gesù Cristo:
« ...nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create. »
Tale proposizione deriva dal passo del primo capitolo della lettera agli Ebrei:
« ...il Figlio, che Dio ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo. Questo Figlio, che è irradiazione della gloria (di Dio) e impronta della sua sostanza e sostiene tutto con la potenza della sua parola.... »
Il simbolo atanasiano (detto anche Quicunque vult dalle parole iniziali) è invece un'esposizione sintetica della dottrina della Trinità secondo la tradizione latina, probabilmente composto in Gallia verso la fine del V secolo, ed usato nelle chiese occidentali:
« ...veneriamo un unico Dio nella Trinità e la Trinità nell'unità. Senza confondere le persone e senza separare la sostanza. Una è infatti la persona del Padre, altra quella del Figlio ed altra quella dello Spirito Santo. Ma Padre, Figlio e Spirito Santo hanno una sola divinità, uguale gloria, coeterna maestà. ...Similmente è onnipotente il Padre, onnipotente il Figlio, onnipotente lo Spirito Santo. Tuttavia non vi sono tre onnipotenti, ma un solo onnipotente... Il Padre è Dio, il Figlio è Dio, lo Spirito Santo è Dio. E tuttavia non vi sono tre Dei, ma un solo Dio. (...)
Poiché come la verità cristiana ci obbliga a confessare che ciascuna persona è singolarmente Dio e Signore, così pure la religione cattolica ci proibisce di parlare di tre Dei o Signori. ... E in questa Trinità non v'è nulla che sia prima o poi, nulla di maggiore o di minore: ma tutte e tre le persone sono l'una all'altra coeterne e coeguali. (...) Il Padre non è stato fatto da alcuno: né creato, négenerato. Il Figlio è dal solo Padre: non fatto, né creato, ma generato. Lo Spirito Santo è dal Padre e dal Figlio: non fatto, né creato, né generato, ma da essi procedente.(...) ... il Signore nostro Gesù Cristo, Figlio di Dio, è Dio e uomo. È Dio, perché generato dalla sostanza del Padre fin dall'eternità; è uomo, perché nato nel tempo dalla sostanza della madre. Perfetto Dio, perfetto uomo: sussistente dall'anima razionale e dalla carne umana. Uguale al Padre nella divinità, inferiore al Padre nell'umanità. »
In seguito vennero elaborati altri simboli di fede in cui si riassumevano le dottrine precedenti e si trattavano altri punti controversi, ad esempio al XI Sinodo di Toledo (675) venne elaborata un'altra "confessione" attribuita in passato ad Eusebio di Vercelli, di cui si riporta solo l'inizio:
« Professiamo e crediamo che la santa ed ineffabile Trinità, il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo, secondo la sua natura è un solo Dio di una sola sostanza, di una sola natura, anche di una sola maestà e forza.
E professiamo che il Padre non (è) generato, non creato, ma ingenerato. Egli infatti non prende origine da nessuno, egli dal quale ebbe sia il Figlio la nascita, come lo Spirito Santo il procedere. Egli è dunque la fonte e l'origine dell'intera divinità. »


Icona rappresentante i tre angeli ospitati da Abramo a Mambre, allegoria della Trinità.
 Dipinta dal monaco-pittore russo Andrej Rublëv (1360-1427) e conservata a Mosca,Tretjakow Gallery.






Il logo della Comunità
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In basso, in primo piano, si staglia sul mondo - simboleggiato dalla semisfera blu - la Bibbia aperta sulla quale si intravede un passo emblematico del vangelo di Matteo: il capitolo 11, versetti 28 – 30. Dal centro della Bibbia spunta una croce, dalla quale si diramano rigogliosi tralci d’uva. Il vertice della croce svetta sul sole raggiante, contrassegnato in alto in corrispondenza delle estremità della croce, dai cosiddetti “nomina sacra” (cioè le contrazioni e abbreviazioni delle parole sacre adottate dagli scriba, nelle antiche trascrizioni delle sacre scritture per risparmiare tempo e dagli artisti bizantini per corredare le icone): “Ο ω Ν” che significa: “Colui che è” ed in basso da: “IС” “XC”, vale a dire “Gesù” “Cristo”.

Il sole rappresenta Dio Padre, la croce Gesù Cristo, le scritte in greco sottolineano che questi è il compimento delle Sacre Scritture.
Il Cristo è infatti, il “Verbo fatto carne” (Gv. 1, 1-18) il Dio con noi. Il Verbo Eterno del Padre, creatore del mondo e guida della storia ed egli stesso Dio, il Verbo invisibile che appare visibilmente, si fa uomo mortale, senza lasciare il Cielo, per ricondurre al Padre l’umanità dispersa. “nessuno conosce il Figlio se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare” (Mt. 11, 27).
Gesù è la “Via nuova e vivente” (Eb 10, 20) da seguire e la meta dove incontreremo il Padre, pertanto, la croce – Gesù che si staglia dal centro della Bibbia è appunto, simbolo di quella “Via” che porta alla salvezza, alla dimora del Padre.
Gesù è la vite “Io sono la vite e voi i tralci, chi rimane in me porta molto frutto…”. Solo rimanendo in Lui si porta frutto, solo in Lui si può accrescere il proprio piccolo granellino di senape che è la fede. Il brano evangelico di Matteo citato nel logo: “Venite a me voi tutti che siete affaticati ed oppressi ed io vi ristorerò” palesa la chiamata alla salvezza dei deboli, gli ultimi, le vittime della società ed è invito a fidarsi di Gesù che ci invita a portare il suo giogo: “Prendete il mio giogo su di voi e imparate da me che sono mite ed umile di cuore; e troverete riposo per le vostre anime. Il mio giogo è docile ed il mio carico leggero”.
La Bibbia dalla quale scaturisce la vite è dunque, anche simbolo dell’impegno che i cristiani devono svolgere per rinnovare se stessi ed il mondo,  ascoltando e vivendo la Parola e cercando di attuare “il comandamento dell’Amore”: “amate Dio con tutto voi stessi ed il prossimo, vostro, come voi stessi”. La Parola, colma di Spirito santo, porta infatti avanti il cammino della Chiesa. I protagonisti umani sono i suoi servitori e si affidano ad essa che ha il potere di edificare e di operare la salvezza. Il cristiano così diventa eco della Parola (Fil 1, 21) e diviene una lettera scritta con lo Spirito del Dio vivente, che può “essere letta da tutti gli uomini”. (2 Cor3, 2-3).
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